Gazzetta di Modena

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Ospedale, fischi all’Ausl e alla Regione

di Serena Fregni
Ospedale, fischi all’Ausl e alla Regione

Mirandola. Alla riunione conclusiva del difficile percorso partecipato contestazioni ad Annichiarico e all’assessore Venturi

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di Serena Fregni

MIRANDOLA

. L’ultimo incontro del percorso partecipato sul distretto sanitario e all’ospedale di Mirandola, da tempo al centro delle preoccupazioni di molti cittadini, si è tradotto in una sonora contestazione ai vertici della sanità e delle istituzioni.

Una bocciatura di impegni generici e di imbarazzi che hanno indispettito la gente, nonostante lo schieramento di sindaci e assessori - molti rimasti muti - a “protezione” dei vertici sanitari.

È così la serata non ha portato affatto ai risultati invocati da tanti cittadini, ovvero una presa in carico della situazione dell’ospedale di Mirandola e una risposta chiara alle domande che stanno a cuore a molti tra cui la più annosa: si potrà riavere un ospedale con i servizi “base” garantiti?.

Il percorso - costruito pomposamente, per disinnescare la temuta (e fallita) grana referendum sull’ospedale - era iniziato a febbraio con una serie di interviste ed un questionario. È proseguito con vari incontri per la Bassa, non particolarmente sostenuti, dove sono state comunque ascoltate le esigenze della cittadinanza e definita una sorta di “linea guida” da seguire per il laboratorio che si è tenuto a Camposanto il 7 maggio. A Camposanto si è lavorato, per provare a condividere idee e progetti.

Ma la serata di giovedì è andata di male in peggio.

Ad essere contraddetti più volte prima il direttore generale dell’Ausl di Modena, Massimo Annicchiarico, e poi l’assessore regionale Sergio Venturi, specie quest’ultimo in difficoltà nel mantenere la calma. Annicchiarico ha spiegato come i servizi definiti “complessi” saranno sempre di più centralizzati, e come ci siano patologie che richiederanno sempre maggiori competenze. Affermazioni sono state contestate dai presenti, perché non chiedevano una specializzazione, solo un ospedale che funzioni normalmente: «Se devo portare mia madre - contesta Nunzio Tinchelli, consigliere comunale a Mirandola e tra i promotori del referendum- fino a Baggiovara per fare una visita, allora faccio prima ad andare a Pieve di Coriano, paese già in Lombardia ad una quindicina di chilometri da Mirandola - perché a Mirandola non fanno quell’esame. È assurdo».

Anniccharico replica che questa è una scelta, quella di andare in una struttura piuttosto che in un’altra, e non un obbligo. Affermazione che ha ricevuto molte critiche, in quanto i mirandolesi non vorrebbero spostarsi in un’altra regione ma poter andare nel proprio ospedale.

Poco ascolto e inutilità del percorso quindi, quello che lamentano molti dei cittadini presenti che sarebbe arrivato anche dal contestatissimo assessore regionale Venturi, proprio per le sue parole, che secondo i presenti non avrebbero chiarito la posizione riguardo all’ospedale.

«Mi meraviglio davvero di sentir dire che questo non serve a nulla - commenta l’assessore - il nostro sistema sanitario è preso come esempio in tutta Italia e abbiamo cercato di rendere questo percorso davvero partecipativo. Non possiamo e non dobbiamo avere la nostalgia del passato e ricordiamoci che trent’anni fa si moriva molto di più».

«Non ci venga a dire che oggi c’è un tasso di mortalità più basso perché non è così - commenta infuriato anche Giuseppe Balletta, consigliere M5S di San Prospero - ci dia piuttosto delle risposte chiare senza fini politici o altro».

A sostenere la causa anche Katia Motta, del gruppo “Rinascita Cavezzese”: «Si fa molta fatica a chiudere questo percorso in modo adeguato e se ci saranno dei no lo vogliamo sapere».

Critiche che arrivano anche dal consigliere regionale del M5S Giulia Gibertoni, presente alla serata: «Da Venturi e Annichiarico non c’è stata né una reale preparazione alle serata né alcuna voglia di dialogare sul serio con i cittadini. Per il Pd evidentemente la partecipazione non implica presa in carico ma solo fastidio.In una provincia in cui l'emergenza territoriale non funziona come dovrebbe e la mobilità continua ad essere critica, nei fatti si decide di depotenziare l'ultimo ospedale rimasto, altro che potenziamento della rete territoriale».

Anche il sindaco di Mirandola Maino Benatti è intervenuto, cercando di ricapitolare i punti chiave del percorso: «Abbiamo quattro grandi temi: le liste d’attesa, la qualità e la quantità di personale impegnato, la presa a carico dei pazienti e la degenza, prima, dopo e durante e credo che dovremmo concentrarci su quello».

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