Parliamoci, da Roma a Pavullo
Si vota per i ballottaggi nei Comuni e il centro sinistra al governo in Italia sa che l’esito di questo voto (dopo la scoppola diffusa del primo turno) peserà sensibilmente sulla prossima stagione politica. È sempre così, in Italia, ma questa volta un po’ di più.
La luna di miele renziana fa i conti con una immagine ridisegnata e composita, in cui i pixel locali grandi e più piccoli si sommano (magari in modo un po’ confuso) con la realtà del Paese non sempre pari alle promesse di rinnovamento profuse dal premier. Come legare Roma e Milano, Bologna e Torino con ad esempio Finale Emilia e Pavullo? Proprio attraverso il sentiment, direbbero in Borsa, dell’elettorato: quel senso di fiducia comunque riposta e resistente oppure di sfiducia latente ma sempre più a fior di pelle che la scelta alle urne esprime e riproduce. Due settimane fa nei due principali centri della provincia di Modena chiamati a scegliere i sindaci non ha fatto breccia l’onda a 5 Stelle, con il Movimento rimasto fuori dai ballottaggi: ma l’indicazione delle urne è che il terreno su cui poggiano le amministrazioni uscenti (o chi ad esse si riferisce) è tutt’altro che solido.
Con la spinta leghista più evidente a Finale, con un aplomb più moderato a Pavullo è il centrodestra “classico” a presentarsi al secondo turno per incarnare quella spinta al cambiamento dentro cui soffia il vento della protesta che altrove ha scelto altre strade. E che se si concretizzasse in un successo (soprattutto nella Bassa e pur considerando la particolarità delle vicende pre-voto di Finale) avrebbe un che di storico nella sua portata.
È successo anche a Bologna, così. E anche a Bologna il rischio c’è per il centro sinistra, evidente: di accorgersi in ritardo di non aver saputo cogliere e reinterpretare i segnali dal basso, magari perché indaffarati a dividersi all’interno e nei suoi dintorni; di veder nascere nel segreto dell’urna alleanze di fatto anche se inconfessate tra chi diversamente pensa ma trova un punto di contatto nel dire basta. Basterà, comunque vada oggi, questo pericolo a rigenerare chi pensa da un po’ troppo tempo che sul suo regno centro emiliano non tramonterà mai il sole? O serve ancora altro?
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