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L’ordinanza anti alcol bocciata da bar e locali

di Gabriele Farina
L’ordinanza anti alcol bocciata da bar e locali

I titolari delle attività e Confcommercio mettono in evidenza lacune e problemi «Colpiscono noi, mentre i soliti alimentaristi agiscono impuniti. Fate le multe»

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«Machiavellica», «senza grande logica», «poco chiara», «penalizzante». Esercenti e Confcommercio giudicano così l’ordinanza anti-alcol siglata dal Comune. Tra i punti condivisi da tutti gli intervistati c’è una critica ai controlli. «Puoi fare anche la multa di due milioni di euro - ha spiegato Francesco Figliomeni - ma se non l’applichi non serve a niente». Per l’amministratore di 2 Rich s.r.l. la soluzione è semplice: «meno ordinanze, più controlli».

Una soluzione, peraltro, condivisa dagli altri per evitare fenomeni di degrado. Un esempio? Via Berengario, a decine di metri dalla Pomposa. «Si vedono tanti ubriaconi - ha garantito Figliomeni - una volta ho dovuto chiamare i carabinieri perché ce n’era uno nel nostro plateatico con una birra venduta in un altro locale».

Nel mirino finiscono spesso gli alimentari o, meglio, «i locali degli extracomunitari che danno da bere alla sera anche se non potrebbero». Al contrario, sempre secondo Figliomeni, «noi siamo penalizzati perché seguiamo l’ordinanza e tutto».

Il testo è chiaro? «Ho dovuto chiamare il commercialista per capire in quale categoria fossi», la risposta di Figliomeni.

Stessa scelta ha dovuto compiere Andrea Nosari, titolare di Tri Scalein. «Quando ci sono le partite di calcio - ha garantito Nosari - la restrizione alla vendita di bottiglie di vetro mi sembra molto più rispettata. Invece, nel caso dell’ordinanza, anche i gestori di alcuni locali se ne fregano. Molte volte prendiamo offese dai clienti: andrebbero responsabilizzati di più».

Le idee del titolare? Innanzitutto, consentire la vendita d’asporto di bevande alcoliche fino alle 22. «È assurdo che dalle 20 non si possa vendere una birra d’asporto o una bottiglia di vino - ha ripreso il titolare - per chi vuole mangiare una pizza a casa».

Servono poi le multe. «Se una persona gira dalle parti di via Berengario - ha garantito Nosari - trova un campo minato di bottiglie di vetro. L’ordinanza dovrebbe servire a impedire ciò. Invece, prende di mira i grandi locali e lascia fare ciò che vogliono ai piccoli, che in una sera non vendono meno di 400-500 bottiglie». Più che testi complicati, serve quindi un polso fermo. «Le multe devono essere pesanti - ha assicurato Nosari - come per chi vende le sigarette sottobanco. Inoltre, se un diciottenne gira per strada in centro con una birra da 66 centilitri pagata un euro dev’essere sensibilizzato.

In via Berengario c’è un eccesso di severità per le multe sui parcheggi. Tuttavia, per l’ordinanza non c’è nessun controllo». Pensieri sintonici con la linea di Confcommercio Modena. «Dispiace di non essere stati coinvolti in alcun modo per l’ordinanza - ha denunciato il presidente Massimo Malpighi - ci avrebbero dovuto tenere un po’ più in considerazione. A nostro avviso, il consumo sul posto sarebbe potuto durare fino alle 22. Se ci devono essere sanzioni, devono essere date a chi beve e non tanto a chi ha venduto il prodotto. Un’ordinanza così non ha una grande logica». Diversi esercenti hanno detto che è poco chiara. «È abbastanza machiavellica - ha ripreso Malpighi - e non sappiamo neanche noi se fanno i controlli. Stiamo parlando e sensibilizzando l’amministrazione. Mi auguro che facciano proprie le nostre considerazioni per trovare una quadra logica».

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