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Islamici a Sassuolo e la moschea che non c'è «Ci trattano da bestie assurdo parlare di integrazione»

Islamici a Sassuolo e la moschea che non c'è «Ci trattano da bestie assurdo parlare di integrazione»

Nel distretto ceramico si contano 41mila residenti totali. 2700 abitanti sono di fede islamica e rappresentano la metà dell'intera popolazione immigrata cittadina: il 7% degli immigrati presenti sul...

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MODENA. Nel distretto ceramico si contano 41mila residenti totali. 2700 abitanti sono di fede islamica e rappresentano la metà dell'intera popolazione immigrata cittadina: il 7% degli immigrati presenti sul territorio sassuolese è di confessione islamica. Si tratta in prevalenza di migranti magrebini, molti di loro non vengono da grandi centri urbani come Casablanca o Rabat ma da villaggi sperduti nelle aride campagne marocchine. Molti di loro hanno un'educazione limitata, il loro arabo è lacunoso comunque dialettale, possiedono una conoscenza approssimativa della loro religione e si affidano ai più anziani, ai più saggi, ai primi migranti musulmani a Modena che si sono nel tempo autoproclamati imam senza realmente averne i titoli. Questi migranti sono arrivati in Italia in povertà con una copia del Corano in valigia e qualche foto sbiadita della famiglia come segnalibro. Sono figli di un esodo rurale di massa che li ha portati dai loro paesini di provincia direttamente in Emilia senza soluzione di continuità.

A Sassuolo ci sono due associazioni islamiche ma solo una ha una sede fisica, quella dell'Associazione della Comunità Islamica di Sassuolo in via Cavour. L'altra, l'Associazione Al Huda (la retta via in arabo) è stata ed è ancora al centro delle polemiche politiche locali, dispute elettorali che si giocano sulla pelle di centinaia di fedeli affiliati ad Al Huda. “Sono sette anni che cerchiamo una soluzione a questa situazione che ci vede costretti a pregare in un parcheggio per autotreni e tir in via Regina Pacis, con l'autorizzazione del Comune”, spiega Moussamir Hassan, tesoriere dell'associazione. Durante il Ramadan i fedeli non rinunciano a recarsi nel parcheggio, poggiare i tappetini sopra il freddo bitume in direzione della Mecca e pregare. La città più sacra dell'Islam è un punto nel cielo nero sassuolese. Sono almeno 200 i devoti a partecipare all'Iftar e agli altri riti che sospendono il digiuno quotidiano. Per le abluzioni ci si arrangia: c'è chi le fa a casa prima di recarsi nella “moschea a cielo aperto”, altri usano invece i sanitari chimici posti ai lati del quadrilatero di asfalto. Benché la situazione sia dura i fedeli non perdono il sorriso e sono cordiali: “Ci trattano peggio delle bestie: come si fa a parlare di integrazione nelle nostre condizioni?”, chiede amareggiato Anware Zourrigua, corriere di professione e vicepresidente dell'associazione islamica.

Quasi tutti i fedeli di Al Huda lavorano nel settore della ceramica, come molti musulmani di Carpi sono occupati nelle fabbriche del tessile. «Le amministrazioni non hanno certo fretta nel trovare una soluzione, non è fra le loro priorità, siamo uno strumento elettorale sia per la destra che per la sinistra, nessuno ha veramente la volontà di concederci una sala tutta nostra: noi in fondo vogliamo solo un posto dove riunirci, il diritto di culto ci è negato», dice ancora Zourrigua. Fra incomprensioni e insinuazioni sempre più insistenti sul terrorismo islamico, i musulmani di Al Huda si chiedono se non sia proprio una situazione come quella che vivono ad alimentare odio e intolleranza: «Noi vorremmo aprirci, farci conoscere ma ci isolano in un parcheggio per camion su una strada provinciale, che cosa diremo ai nostri figli? Che l'Italia preferisce “integrare” immigrati alienati e sradicati, persi nelle città occidentali rispetto a un musulmano che chiede solo il permesso di pregare insieme ai suoi correligionari in un luogo decoroso e rispettabile?».

Nonostante il mimetismo architettonico imposto o cercato dai musulmani, la “guerra delle moschee” esiste in altre zone della provincia oltre a Sassuolo. Situazioni analoghe sebbene non così estreme si riscontrano a Zocca, a Concordia, a Pavullo, a San Prospero, a Soliera. Questo perché riguarda un conflitto che non solo è dibattuto nello spazio pubblico ma è un conflitto sullo spazio pubblico, intorno alla legittimità del suo uso. Il giorno in cui la fondazione di una moschea non solleverà più problemi, significherà che l’integrazione dell’Islam nello spazio pubblico italiano si è compiuta.

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