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Bene le erogazioni, ma il patrimonio fa meno 25 milioni

di Rino Filippin
Bene le erogazioni, ma il patrimonio fa meno 25 milioni

L’ammontare netto passa da 309 a 284 milioni di euro Pesano i titoli del Banco Popolare. Al territorio 4,2 milioni

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Settanta milioni di euro sul conto corrente e un patrimonio netto che passa da 309 milioni di euro a 284 milioni, ridotto dunque di circa 25 milioni di euro. Una diminuzione riconducibile all’intervento di svalutazione effettuato sulle posizioni (acquisite prima della crisi finanziaria del 2008), detenute dalla Fondazione Cassa in Banco Popolare: il nuovo valore di carico è pari a 5,5 euro per azione.

Non è insomma un momento dei migliori per la Fondazione Cassa di Risparmio che ieri mattina, per voce del presidente Giuseppe Schena, ha presentato il bilancio consuntivo 2015. Si tratta dati economici derivati da una situazione finanziaria complicata e inedita a livello nazionale e internazionale. Il punto comunque resta che “la cassaforte dei carpigiani”, come viene anche chiamata la Fondazione della Cassa, è un po’ più povera. Non per questo però verranno ridotte le erogazioni a favore di iniziative e progetti sul territorio. Il presidente Schena ha detto che già nei prossimi giorni Consiglio d’Indirizzo e Consiglio d’Amministrazione lavoreranno sul piano triennale 2017-2020 dei fondi da destinare e bandi e iniziative. La somma a disposizione non dovrebbe discostarsi molto da quelle stanziate in precedenza, circa 4,5 milioni l’anno, ma molto dipenderà anche dalle necessità che emergeranno dagli incontri sul tema.

Il futuro economico dell’ente però resta poco roseo, almeno fino a quando la situazione economico-finanziaria generale non volgerà al bello. Uno dei problemi, insomma, è come far rendere finanziariamente il patrimonio della Fondazione. I 70 milioni di euro sul conto corrente la dicono lunga: una scelta prudentissima per evitare di perdere soldi e correre rischi gravi con investimenti finanziari volatili e incerti. Da notare che il presidente ha dato anche il via libera alle gestioni patrimoniali con una cifra pari a circa 15 milioni di euro su due differenti prodotti. I risultati però non sono confortanti, complice anche il breve periodo di gestione nel 2015. Fatto sta che per una gestione il risultato al lordo di imposte e commissioni è risultato di meno 96mila euro, con una spesa di commissioni di gestione pari a 22mila euro. Per l’altra gestione patrimoniale il risultato al loro di imposte e commissuioni è di meno 66mila euro con commissione di gestione pari a 27mila euro. La diversificazione della gestione finanziaria vede quindi: fondi comuni di investimento, l’adesione al fondo mobiliare chiuso Invest in Modena, per 2 milioni di euro, finalizzato ad acquisire quote societarie di imprese nelle aree colpite dal sisma al fine di sostenerne lo sviluppo, e l’acquisizione di una partecipazione in Banca Italia per un controvalore di 15 milioni di euro.

«Pur in un ciclo economico con tassi d’interesse decresceti - ha detto Schena - il risultato della gestione finanziaria è stato pari a 6.612.052 euro, con un rendimento netto del patrimonio finanziario del 2,22%. I dividendi sono aumentati del 22,83%, mentre gli interessi su obbligazioni sono diminuiti del 21,89%, a dimostrazione della modificata strategia di investimento, rivolta a strumenti che assicurino stabilità di rendimento e che riescano a fronteggiare la volatilità».

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