Modena, stangata sui dazi dalle Dogane: la Armani non ci sta
Le Dogane disapplicano la “First Price Rule” sui dazi e chiedono 1,4 milioni di euro per 3 anni di rettifica di accertamenti per capi d'abbigliamento commissionati, prodotti e importati a Modena dall'estremo Oriente secondo le norme Ue. La Giorgio Armani Operations Spa di Baggiovara affronta il ricorso davanti alla Commissione tributaria provinciale. Potrebbe diventare un caso-pilota per almeno una ventina di aziende che hanno ricevuto sanzioni analoghe
MODENA La Commissione Tributaria Provinciale ieri ha affrontato un ricorso della Giorgio Armani Operations Spa (Gao) - la divisione modenese del colosso dell'alta moda italiana con sede in via Giardini - contro un avviso di rettifica di accertamento della Agenzia delle Dogane che contesta gravi irregolarità su diritti di dazio e di Iva versati dalla azienda del lusso negli anni dal 2012 al 2014. Si tratta di un ricorso di grande importanza non solo per l'entità del presunto danno fiscale: una dozzina di accertamenti-gemelli pendenti per più di due milioni di euro. In realtà, l'Armani è solo la prima di una ventina di aziende modenesi alle quali vengono contestati questi accertamenti che prevedono elevatissime sanzioni: nel caso della Armani quasi 1,4 milioni, secondo l'azienda il 220% del tributo dovuto.
LA VICENDA Al centro di questo contenzioso davanti alla Terza Commissione Tributaria di Modena c'è molto di più: l'applicazione di fatto di un orientamento della Corte dei conti della Ue che non riconosce più la normativa sulla cosiddetta “First Price Rule”, ovvero l'applicazione della Regola di Prima Vendita, il prezzo migliore pagato per le merci prodotti fuori dalla Ue quando queste siano vendute per l'esportazione destinata dentro i confini doganali Ue.
L'Armani ha sempre sostenuto di aver utilizzato questo dazio più basso seguendo correttamente le norme in vigore, secondo il cosiddetto Articolo 147, mentre l'ufficio Dogane contesta che non ci fossero gli estremi per l'abbassamento del dazio di importazione.
IL DAZIO L'accertamento sul dazio d'importazione di capi di abbigliamento non era mai stato sanzionato sul momento, mentre ora le Dogane rilevano questa grave irregolarità ripetuta molte volte (di qui la dozzina di “rettifiche sanzionatorie”-gemelle). I capi di alcune collezioni Armani erano stati commissionati ad aziende fornitrici di fiducia in Estremo Oriente, molte ad Hong Kong. La Gao ne dettava il design e indicava i materiali chiedendo un rigoroso rispetto degli standard di qualità, sicurezza e salubrità previsti dalle norme Ue. Questi fornitori incaricavano i subfornitori ai quali chiedevano gli stessi standard e sui quali inviavano report settimanali alla Gao per verificare che la filiera produttiva eseguisse quanto richiesto. Alla fine i capi arrivavano a Modena negli scatoloni importati in Europa con etichette che riportavano le informazioni prescritte dalle norme Ue, il marchio Ce e i certificati di autenticità Armani. Anche i codici sui capi erano conformi dal subfornitore alla Gao di Baggiovara. Tutti questi capi, infine, erano prodotti proprio per essere venduti e importati a Modena, in territorio Ue. Secondo le Dogane, però, la Gao non poteva utilizzare la “First Price Rule” e doveva perciò pagare i diritti di confine (dazio e Iva su dazio) non sulla prima vendita, come prevede l'Articolo 147, ma sulla seconda, che è più alta.
Di qui la stangata delle sanzioni sulla differenza tra quanto pagato nei tre anni e quanto dovuto. Nella sua memoria, l’azienda ha spiegato perché secondo i mezzi di prova previsti è in piena buona fede. Al contrario, scrive, dovendo applicare il nuovo criterio delle Dogane il 99% delle aziende sarebbe da sanzionare: nelle “vendite a catena” fornitore e subfornitore non sono quasi mai residenti in Ue. Secondo i legali della Gao, il nuovo scenario delle Dogane che porta alle sanzioni di fatto abroga l'Articolo 147: sembra prendere in considerazione capi di abbigliamento ideati e fabbricati da produttori cinesi stoccati in qualche magazzino orientale per venire comperati con marchio, proprio come farebbe un commerciante da bancarella e non la Armani, una delle più importanti griffe mondiali che cura ogni dettaglio, dal disegno al controllo finale.
Nei prossimi giorni la Commissione tributaria depositerà una sentenza pilota: da questo caso ci si potrà orientare non solo sulle sanzioni-gemelle della Gao ma anche sulla ventina di ricorsi simili per altre aziende.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
