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Viaggio nelle moschee di Carpi: «Troppi pregiudizi su di noi»

Viaggio nelle moschee di Carpi: «Troppi pregiudizi su di noi»

Comunità divisa tra l’astio per gli Sciiti e la rabbia verso gli italiani

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CARPI. La diffidenza sfocia in ostilità a Carpi, anche qui l'accoglienza non è delle migliori. Via Unione Sovietica è il “quartiere delle moschee” dove trovano sede ben 4 centri islamici. Nel Comune carpigiano, che conta 70mila abitanti in tutto, sono stati censiti 10mila residenti stranieri nel 2014, di cui più della metà sono di religione islamica: circa l'8% della popolazione totale a Carpi è musulmana. Sono nervosi i fedeli della “moschea araba”, come la chiamano i locali per distinguerla da quelle dei pachistani, etnia maggioritaria fra gli stranieri di Carpi.

L'arsura e la fame non migliorano l'umore e l'atmosfera si surriscalda quando un socio del centro arabo islamico autogestito “Masjid” ci blocca con il piglio della guardia del corpo mediorientale e ci riprende con petulanza, alzando la voce: «Non potete parlare con chi vi pare, non siete autorizzati a stare qui, questo è un luogo di preghiera», dice l' uomo, un magrebino alto e robusto. Intorno a noi si forma subito un capannello di fedeli con il turbante, le tuniche bianche, le barbe folte, gli occhi iniettati di sangue. Sono tutti agitati: «Altri cronisti sono già passati e sappiamo come la stampa tratta noi musulmani», dice un altro islamico dall'espressione accigliata.

A complicare ulteriormente la situazione c'è anche la paura di essere scambiati per gli odiati cugini sciiti che hanno una loro sala di preghiera nello stesso edificio e con i quali le relazioni sono formali e fredde: «Gli sciiti non sono veri musulmani, sono degli eretici, una setta islamica deviata», dicono alcuni fedeli della moschea araba sunnita, intorno alla quale gravitano alcune centinaia di devoti, in larga parte magrebini. Da parte loro, gli sciiti pachistani sussurrano: «Sono dei wahabiti». Corrente conservatrice e antimodernista del mondo islamico sunnita, il wahabismo ha sempre combattuto contro ogni forma di innovazione straniera, vista come un'intossicazione alla purezza dell'Islam, contro l'idolatria, contro il culto dei santi e contro qualsiasi venerazione che non fosse diretta ad Allah. Non a caso il loro centro di preghiera a Carpi, fondato nel 2011, si chiama “Masjid” che in arabo significa semplicemente “moschea”, cioè casa di Dio .

Dopo il momento di tensione, torna la calma. Un muratore di origine tunisine cerca di decifrare il senso della targa posta davanti all'edificio delle moschee. La scritta incisa sopra indica i nomi delle associazioni islamiche. Abdel non sa leggere i caratteri latini ma parla correttamente l'italiano: «Non tutti i musulmani sono uguali, io per esempio sono arrivato a Modena 20 anni fa per lavorare nell'edilizia, sono sposato a un'italiana e ho una figlia piccola di nome Cinzia, non si può certo dire che non voglia integrarmi.

Alcuni “fratelli” si sono induriti nel tempo perché hanno visto i loro genitori umiliati dal datore di lavoro o dallo Stato o le sorelle e le madri insultate perché portano il velo». Un altro lavoratore algerino seduto su un muretto davanti all'entrata ci spiega: «Dovete capire le reazioni di alcuni nostri correligionari, la pressione sui musulmani è fortissima, il pregiudizio e l'intolleranza sono in aumento, ricordo che quando arrivai a Carpi nel 1995 non c'era questo clima di sospetto e di riluttanza». Ma l’Islam in sé non promuove la violenza né la pace. È una religione e come tutte le religioni la sua espressione materiale dipende dall’arbitrio di chi la pratica. Secondo Abdel: «Se sei una persona violenta, il tuo modo di vivere la religione sarà violento che tu sia musulmano, cristiano, ebreo o induista. Sono le persone a essere violente o pacifiche e questo dipende molto dalla società, dalla politica e dalla situazione di guerra o di pace in cui vivono». (g.j.g.)

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