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Cascate Dardagna e lago Scaffaiolo, gioielli nell’acqua

Cascate Dardagna e lago Scaffaiolo, gioielli nell’acqua

Partendo da Capanno Tassoni si sale in quota rivivendo antiche credenze popolari di un tempo

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Itinerario a carattere prettamente naturalistico e paesaggistico, da effettuare preferibilmente a piedi, alla scoperta di due piccoli gioielli dell'Alto Appennino: il lago Scaffaiolo e le cascate del Dardagna.

Si parte da Capanno Tassoni, bel rifugio situato nell'alta valle di Ospitale, posto a circa 1300 metri di altitudine e raggiungibile comodamente in auto; da qui si sale al Passo della Croce Arcana tramite il sentiero CAI n. 413 che ripercorre l'antica via che collegava Ospitale a Pistoia e Cutigliano. In alcuni tratti si intuisce la presenza di vecchi muretti a secco. Insieme alla "Via Bibulca", la strada della Croce Arcana fu per molti secoli il più comodo e frequentato passaggio tra il versante adriatico e quello tirrenico; soltanto alla fine del XVIII secolo essa cedette il passo alla più moderna via Giardini.

Giunti al Passo, si imbocca il panoramico sentiero CAI 00 che percorre tutto il crinale tosco emiliano fino a raggiungere, con alcuni saliscendi, il lago Scaffaiolo, posto a 1780 metri di altitudine ai piedi del caratteristico Monte Cupolino. Il bacino lacustre, il cui nome sembra derivi da "scaffa", termine presumibilmente longobardo che significa avvallamento nel terreno, è alimentato principalmente dalle acque piovane e dalla fusione delle nevi, ma forse anche da una piccola falda sotterranea. Il luogo è molto suggestivo (non per niente è uno dei più noti e frequentati dell’Appennino) ed è spesso soggetto a repentini cambi di clima, forti venti e nebbie. Antiche credenze popolari ritenevano che il lago avesse profondità abissali e fosse collegato con un canale sotterraneo direttamente al mare e che la causa delle frequenti tempeste che si scatenavano nella zona potesse essere semplicemente il lancio di un sasso nelle sue acque. Questo particolare venne citato perfino dal Boccaccio nel suo "Dizionario geografico" del XIV secolo. Dopo una sosta al rifugio Duca degli Abruzzi, che è stato il primo rifugio della storia dell'Appennino (fu inaugurato il 30 giugno 1878) e che è posto proprio sulle sponde del lago, si scende nella conca del Cavone costeggiando le ripide pareti del Corno alle Scale fino a giungere alle bellissime cascate del torrente Dardagna.

Il torrente è formato da due rami principali, uno nasce dalle pendici del Corno alle Scale e l'altro dal monte Spigolino che, dopo essersi fusi insieme, si immergono nel folto della faggeta compiendo numerosi e spettacolari balzi generati da diversi strati di roccia arenaria. Nel giro di pochi chilometri l'acqua supera un dislivello di oltre 250 metri con salti ripetuti (in tutto sono sette: il primo è il più alto ed è di 30 metri). La vegetazione presente sui massi e sulla riva è costituita da specie legate in diversa misura alla presenza dell'acqua, che domina e caratterizza l'intero ambiente: nel bosco sono presenti salici e belle fioriture di maggiociondoli mentre tra i massi che ingombrano il greto crescono rigogliose le grandi foglie dei farfaracci, il cerfoglio selvatico e altre erbe caratteristiche dei luoghi umidi. Raggiunta la base delle cascate, che rappresenta anche il punto più basso di tutto l'itinerario, a circa 1200 metri di quota, si riprende a salire su un ripido sentiero che dopo circa un'ora di cammino ci conduce al Passo della Riva (1450 m slm) posto lungo la dorsale che separa il territorio modenese da quello bolognese. Da qui si ritorna su comodo sentiero al rifugio Capanno Tassoni e alle auto.

Andrea Baschieri

Lorenzo Guerrieri

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