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Caso EnCor, 11 milioni per la banca

Caso EnCor, 11 milioni per la banca

L’ex amministratore della partecipata: «Sorpreso dal rimborso alla San Felice»

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SAN FELICE. «Fino a quando le cose andavano bene En.Cor era un fiore all’occhiello. Poi è diventato il male. La sentenza emessa dal Tribunale di Reggio mi lascia sorpreso: le lettere di patronage non avrebbero dovuto essere “impegnative”». Davide Vezzani è stato amministratore di En.Cor negli ultimi mesi prima che fosse dichiarato il fallimento, nel gennaio del 2014, dell’ex municipalizzata di Correggio.

La sentenza obbliga il Comune a pagare un conto molto salato alla San Felice 1893 Banca Popolare.

«Mi meraviglia sentire che il Comune sia stato obbligato a risarcire quasi 11 milioni di euro. Le lettere di patronage dell’amministrazione erano “leggere”, o quantomeno non così impegnative come una fidejussione».

Il Comune ha annunciato di voler intraprendere un’azione di responsabilità verso chi amministrava En.Cor.

«Giusto che il Comune percorra tutte le azioni che ritiene necessarie: lo ritengo un atto dovuto. Poi si valuterà in sede giudiziaria se sono stati commessi degli errori. Non sono indagato o almeno non mi è stato comunicato nulla».

Qual è stata la vera causa del fallimento di En.Cor

«Quando En.Cor è stata costituita non era in previsione la vendita. Dopo la nascita di En.cor, è stata emessa una legge che ha obbligato i Comuni con meno di 30mila abitanti a vendere le partecipate. Così il Comune ha emesso un bando e l’unica partecipante è stata Amtrade. Non potevamo fare a meno di vendere En.Cor. Amtrade, da parte sua non ha provveduto a risanare il bilancio. E la San Felice banca ha ritirato il mutuo quando ha saputo della vendita perché nel patronage, c’era scritto che la società non sarebbe stata venduta. Che è vero, ma la vendita non è dipesa da noi». (s.a.)

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