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Mini-pacemaker, una rivoluzione

Mini-pacemaker, una rivoluzione

Primo intervento con la capsula infilata da una gamba e senza tagli. Paziente dimesso in pochi giorni

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«Il paziente sta bene, certo. E fatto l’intervento di un paio d’ore è tornato a casa sua dopo quattro giorni. Un buon risultato per un paziente di 73 anni, non è vero?»

Non nasconde la sua soddisfazione il prof. Giuseppe Boriani, presidente Aiac (Associazione Italiana di Aritmologia e Cardiostimolazione) e direttore dell’equipe di cardiologia del Policlinico.

L’operazione chirurgica appena portata a termine è una novità assoluta per Modena e non solo. Il micro-pacemaker è stato posizionato direttamente dentro il cuore, ancorato con particolare alette, il tutto con il paziente sveglio e che chiacchierava con i medici.

Sembra fantascienza per chi conosce un poco la tecnica d’impianto degli impianti tradizionali. Certo, molta strada è stata fatta da quell’8 ottobre 1958 quando i chirurghi svedesi impiantarono il primo impianto salvavita di questo tipo con un’operazione che definire invasiva, con i criteri di oggi, è dire poco. Taglio delle ossa e dei tessuti, applicazione dell’apparecchio e poi ricucitura con degenza lunghissima.

Oggi tutto è diventato più breve con la tecnica tradizionale. La macchinetta non è più grande di un pacchetto di cerini, viene applicata sotto cute nella spalla, pesa circa 25 grammi ed è collegata con un filo che fa da antenna: il punto debole però è costituito proprio da quest’ultimo elemento che può spezzarsi. Così, in pazienti particolari in cui l’operazione classica non è ottimale, è arrivata la nuova tecnica e soprattutto il nuovo impianto, che pesa un decimo ed è grande come una moneta da due euro.

«Abbiamo applicato il micro pacemaker a un paziente di 73 anni con problemi particolarmente complessi e con episodi ricorrenti di svenimento - commenta Boriani - Per lui le tecniche di impianto tradizionali erano ad alto rischio. Quindi il piccolo pacemaker è stato impiantato direttamente nel cuore. La batteria dura circa dieci anni, trascorsi i quali il pacemaker va sostituito».

E la tecnica di impianto?

«È impegnativa, ma tutto è andato bene e il paziente è andato a casa ieri» aggiunge il dott. Edoardo Casali che ha eseguito l'impianto con Boriani. Alla procedura ha partecipato anche il dottor Mauro Zennaro della Cardiologia di Baggiovara diretta dal dottor Stefano Tondi, nell'ambito della sempre più stretta collaborazione fra le due Cardiologie, già in atto per l'Emodinamica e in fase di avvio per l'Elettrofisiologia.

In questa prospettiva la dotazione tecnologica della Elettrofisiologia del Policlinico si sta potenziando con nuove apparecchiature all'avanguardia per il trattamento delle aritmie e ciò permetterà di curare un maggior numero di pazienti con disturbi del battito cardiaco con tecniche di precisione (ablazione transcatetere) in grado di colpire zone critiche del cuore che determinano aritmie cardiache.

Una tecnica sempre riproducibile? Per ora no, visti i maggiori costi dell’impianto, ma nel giro di pochi anni, con la moltiplicazione degli impianti e il conseguente calo dei prezzi, diventerà uno standard per tutti gli interventi.

Saverio Cioce

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