Tassa soggiorno sui permessi, a Modena 1.100 stranieri chiedono il rimborso
Anche a Modena gli immigratiin coda per riavere i contributi extra bocciati dalla Corte di giustizia europea e dal Tar
MODENA. La tassa sui permessi di soggiorno è illegittima: lo Stato dovrà pagare. Lo ha stabilito il Tribunale amministrativo del Lazio, accogliendo un ricorso a livello nazionale presentato da Inca-Cgil. Adesso? Anche gli stranieri residenti nel Modenese che a suo tempo pagarono, potranno richiedere indietro il denaro. Come? I percorsi sono due.
Coloro che dovranno presentare una nuova domanda dovranno sborsare 76,46 euro, senza il “gabello sullo straniero” voluto dal governo Berlusconi. Coloro che l’hanno presentata dal 2012 a oggi potranno chiedere un rimborso. «Dalla sentenza a oggi sono state presentate circa 1.100 domande di rimborso in provincia - ha spiegato Elisa Nobler in rappresentanza dell’Inca di Modena - di cui circa duecento nel capoluogo». La domanda si può ancora presentare.
«Cerchiamo di spiegare in modo chiaro che è una richiesta - ha aggiunto Nobler - e che il rimborso non è automatico. La cifra non è stata ancora stabilita». La tassa influiva dagli ottanta ai duecento euro per ogni persona richiedente soggiorno sul nostro territorio. Tuttavia, c’erano alcune eccezioni. «I minori non pagavano la tassa - ha ripreso l’intervistata - così come i rifugiati e le persone richiedenti asilo politico. Per loro i permessi sono rilasciati direttamente dalla Questura».
Nessun pagamento della sovrattassa e, di conseguenza, nessuna possibilità di aver diritto a un rimborso per loro. «Si sono rivolti a noi utenti che normalmente vengono nei nostri uffici - ha garantito Nobler - e poi s’è sparsa la voce sulla possibilità di questa richiesta. Ci siamo attivati per rendere fattiva la possibilità». Come? «Abbiamo mandato via mail istanze e segnalazioni - ha spiegato la rappresentante del patronato - con le richieste di rimborso rispetto alle domande dal 2012 a oggi. Il passaparola è la tecnica che conta più di tutti. Spesso, infatti, circolano informazioni sbagliate tra amici e parenti. Non a caso, impieghiamo molto tempo per spiegare bene di cosa si tratta. Cerchiamo di garantire la qualità del servizio».
Cosa serve? «Basta dimostrare quando è stato rilasciato il permesso - ha ribadito Nobler - e un documento d’identità. Abbiamo un modulo da inviare in Questura tramite posta elettronica certificata. La risposta arriverà poi dal ministero dell’Interno o dalla Questura». Attenzione a chi affidarsi. Dall’Istituto nazionale confederale d’assistenza hanno garantito l’esistenza di agenzie per stranieri «informali».
Il rischio è di presentarsi agli sportelli per chiedere il rimborso, scoprendo che i documenti non sono in regola. Magari il reddito non è sufficiente o non si è superato l’esame d’italiano. Così si rischiano di perdere i soldi spesi per avere il documento in anticipo e la strada per il rimborso diventa ancora più in salita.
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