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La Cpl sarà parte civile contro Casari

di Carlo Gregori
La Cpl sarà parte civile contro Casari

I giudici ammettono l’azienda di Concordia che lamenta un danno d’immagine nello stesso processo in cui è imputata

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La Cpl sarà parte civile nello stesso processo che la vede tra gli imputati. È stata infatti accolta la richiesta dell’avvocato Tommaso Guerini, legale di fiducia del nuovo Cda della cooperativa di Concordia, che considera l’azienda vittima di un grave danno d’immagine da parte di due soli imputati: Roberto Casari, ex presidente e “padre-padrone” per 40 anni della Cpl, e il suo ex consulente Francesco Simone. L’azienda continuerà nel frattempo a restare imputata per reati amministrativi (associazione a delinquere, corruzione e reati fiscali).

È stato questo il cuore dell’udienza tenuta ieri davanti al Secondo collegio dei giudici. L’argomento era insolito: può un’azienda essere sia imputata che vittima nello stesso processo? Secondo la nuova dirigenza della società la risposta è sì. Perché secondo il CdA esiste una discontinuità con la gestione precedente, quella di Casari, e quindi l’azienda ha dovuto affrontare i danni conseguenti ai gravi comportamenti che oggi sono oggetto di accertamento processuale. Al contrario, secondo il difensore di Casari, avvocato Luigi Sena, la risposta è no. Anche da un punto di vista formale non c’è stata nessuna indicazione di incarico da parte dei nuovi dirigenti per costituirsi parte civile. Se è vero che Cpl Concordia ha avviato una causa civile contro i suoi ex manager e dirigenti, non esiste però nessuna parola nell’ordine del giorno sul verbale nr 14 del 19 giugno 2015 - quello che sancisce il nuovo corso - che indichi questa volontà o dia mandato per un danno patito dalla cooperativa centenaria, azienda immacolata che non aveva mai subito processi. I giudici hanno ritenuto che sia possibile essere imputati e parte civile allo steso tempo: se è vero che «non c'è una specifica manifestazione di volontà» sulla parte civile da parte della governance di Cpl, ha letto il presidente giudice Barbara Malvasi in aula, l'attuale presidente Cpl Mauro Gori è legittimato a costituirsi conferendo ai propri legali la procura all'atto, anche per le successive fasi del processo; e poi «non si ravvisa incompatibilità» tra le due posizioni processuali di Cpl. La decisione è sicuramente importante perché è una delle prime: in aula è stato citato come precedente il caso Thyssen Krupps: l’azienda tedesca è stata accolte al celebre processo nelle due parti opposte.

Dunque Cpl - cooperativa che conta 1600 soci e migliaia di dipendenti - sarà processata per reati contabili che vanno dall'associazione a delinquere alla corruzione, dalle false fatturazioni alle dichiarazioni infedeli mirate a costituire fondi neri e allo stesso tempo sosterrà di aver subito un danno di immagine gravissimo per la pessima condotta dei suoi ex dirigenti in spregio ala legalità.

Il legale di Verrini, Massimo Jasonni, ritenendo il processo iniziato condizionato dai media e dal processo napoletano su Cpl, ha definito quello modenese «un processo inquisitorio, è il processo a Galileo: ci riporta alla cultura di quanto di più buio c'è nel '600 manzoniano, anche se ho rispetto per la procura di modena». Jasonni, in sostanza, ha richiamato il concetto di costituzionalità del rito immediato in generale, riservandosi di trasmettere gli atti di Modena alla consulta. Il pubblico ministero Pasquale Mazzei ha risposto: «Una ferita per la difesa in mancanza dell'udienza preliminare? Si tratta di argomenti già sviluppati nelle precedenti udienze, confermiamo la fondatezza rito immediato accolto dal gip». L’avvocato Roberto Chiossi, per la difesa, ha sostenuto la nullità del decreto di giudizio immediato del secondo gip che si era occupato del caso: anche in quel caso mancava ogni indicazione di eventuali parti offese, come lo Stato e il Comune di Ischia (che non si sono costituite).

Ieri in aula erano presenti Roberto Casari, Nicola Verrini, Maurizio Rinaldi e Giorgio Montali.

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