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Packaging stabile a quota 6,2 miliardi

Packaging stabile a quota 6,2 miliardi

Presentazione dei dati ieri a Baggiovara per 588 aziende che occupano quasi 28mila addetti. Aureli nuovo presidente

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Settore in una fase di stabilità, che non cresce ma non perde e continua a guidare una tranquilla leadership mondiale.

È quello dei costruttori di macchine per il confezionamento e l'imballaggio, riuniti sotto la sigla confindustriale Ucima, che hanno tenuto la loro assemblea a Baggiovara, nella sede di Villa Marchetti.

Il cosiddetto packaging comprende un universo di 588 aziende che occupano 27.906 addetti, generando un fatturato di 6,197 miliardi di euro, realizzato per l’80,7% sui mercati internazionali (5 miliardi circa di euro) e per il 19,3% (1,194 miliardi di euro) su quello nazionale. Nell'occasione l'assemblea ha eletto il nuovo presidente Ucima, Enrico Aureli, che subentra a Giuseppe Lesce. A differenza dei produttori di macchine per ceramica dell'Acimac, che hanno la stessa sede, Ucima rappresenta una realtà industriale non concentrata nel comprensorio locale ma più diffusa sull'intero territorio nazionale.

Anche nel 2015, il settore, che si mantiene sui livelli di fatturato dell’anno precedente, si conferma tra i più dinamici del made in Italy, per volumi di fatturato totale e, soprattutto, per contributo all’export totale. «Lo 0,4% di perdita di fatturato del settore – spiega il direttore Paolo Gambuli – significa di fatto stabilità e non scalfisce la realtà di uno dei più grandi settori di produzione di beni strumentali italiano. Noi e i produttori tedeschi commercializziamo il 51% di tutte le macchine di packaging del mondo».

Nei dodici mesi del 2015 le vendite sui mercati internazionali hanno fatto registrare un lieve calo nei volumi (-0,9%), imputabile principalmente ai rallentamenti registrati in alcuni importanti mercati quali Brasile, Cina e Russia. Le principali aree geografiche di destinazione dell’export sono la Ue, che assorbe il 35,6% del fatturato totale; l’Asia, l’Europa Extra UE, Nord America. Per quanto riguarda, invece, i singoli Paesi, Stati Uniti, Francia e Germania restano sul podio, seguiti da Cina, Turchia, Regno Unito, Spagna, Svizzera, Arabia Saudita e Brasile.

Fra gli obiettivi del 2016 (che sta già dando segnali di ulteriore crescita) e dei successivi anni di nuova presidenza, ci sono un paio di sfide. La prima, sottolineata dal presidente uscente Lesce, è «rilanciare Ipack Ima, la fiera di settore che richiederà un grande impegno. Il nuovo accordo con Fiera Milano ci dà un'ultima occasione per dare all'Italia una fiera di settore che sia riferimento mondiale».

Sfida raccolta dal neo-presidente Aureli: «Abbiamo il dovere di dare all'Italia una vetrina importante – spiega – anche perché ci renderebbe ulteriormente competitivi nei confronti dei produttori tedeschi, con cui ci equivaliamo, ma potremmo sopravanzarli, perché abbiamo un settore e soprattutto un export in crescita. Pensiamo che il 2016 sarà un ottimo anno, perché siamo ben strutturati per raggiungere i mercati che contano, dagli Stati Uniti ai principali Paesi europei e lanceremo anche una serie di iniziative internazionali che ci diano visibilità».

Anche le vendite sul mercato italiano continuano a mostrare un trend in crescita dell’1,9% sul 2014. Il settore food resta quello principale generando un fatturato di 434 milioni di euro, seguito dal beverage con 276 milioni di euro e dal farmaceutico con 196 milioni. Secondo l’analisi previsionale sulla domanda mondiale di macchine packaging, alla fine del prossimo triennio il valore del mercato mondiale raggiungerà un valore di 42,7 miliardi di euro, con una crescita annua stimata del 5,4%.

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