A Carpi nasce un videogame a tutela del “verde”
Modena. Nato per le scuole servirà per parlare del consumo di suolo. L’idea del carpigiano Mantovani si basa sul famoso Space invaders
MODENA Nel 1978 Toshihiro Nishikado ebbe un’idea destinata a cambiare per sempre il mondo dei videogiochi, dell’arcade e così anche l’infanzia di milioni di ragazzini. Creò Space Invaders: l’astronave in lotta continua con le orde di alieni pronti a conquistare il pianeta. Oggi, 38 anni dopo, a Carpi, quell’idea è stata ripresa, combinata e adattata alle tematiche ambientaliste dando vita a Green Space Invaders. Nessun alieno pericoloso ma fabbriche, cemento, mattoni e petrolio che mettono a rischio la natura rappresentata da un piccolo abete intento a sparare per non essere distrutto. Il padre di questa rielaborazione è Carlo Mantovani, un carpigiano che si definisce «giornartista» e che punta a introdurre il “nuovo” videogame nelle scuole per parlare di cementificazione selvaggia e consumo di suolo.
IL VIDEOGAME «Sono da sempre molto sensibile alle tematiche ambientali - spiega Mantovani - e per questo, quando il mio pensiero divergente (ovvero quella qualità per cui da un dato input si riesce a trovare spunti creativi su qualsiasi argomento) mi ha suggerito la combinazione con un videogioco di successo mi è subito saltato alla mente Space Invaders. Quello sparattutto che tanti giovani degli anni Ottanta hanno apprezzato e giocato fino a spellarsi le mani. Io lo ripropongo con l’accezione “green” davanti: quindi niente più alieni ma palazzine in cemento e sfregi paesaggistici». Una lotta, quella di Mantovani, contro quelle strutture “ingombranti”, brutte, senza senso che popolano le periferie delle città e contro tutte quelle costruzioni che hanno macchiato per sempre il volto della natura.
LE SCUOLE Ora, con il videogioco diventato realtà ma ancora non utilizzato - se non in via sperimentale - all’interno delle scuole, Mantovani cerca “sponsor” per dare al progetto la sua vera veste: quella di “infotainment game” «cioè un gioco che unisce intrattenimento all’educazione». E i sostenitori non mancano: «L’Ispra ha sposato subito il progetto anche se al momento è in via informale. Non solo: Salviamo il paesaggio ha inserito il progetto nel quadro dell’educazione ambientale». Ma il punto di svolta che ha traslato il progetto dalla carta alla realtà con una prima applicazione in via sperimentale è arrivato quando Mantovani ha incontrato il MakeinBo, la palestra del fare di Bologna: «Grazie al Fablab siamo entrati nelle scuole. I docenti di informatica insegnano l’uso di programmi di programmazione elementari e quindi i ragazzi successivamente passano dal gioco originale al nostro “green”».
Un’idea che abbatte le barriere linguistiche e che potenzialmente è esportabile in tutto il mondo. C’è solo un problema: «Mancano gli sponsor per far entrare questo videogame educativo nelle scuole».
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