È morto dopo 23 giorni l’assassino di San Felice
Il 58enne Enrico Guerzoni si trovava ricoverato a Baggiovara in stato vegetativo Inchiesta penale chiusa, ma rimane aperta la questione della singolare eredità
SAN FELICE. È morto 23 giorni dopo il folle progetto omicida che aveva escogitato nella palazzina in cui viveva in via Perossaro Vecchia. Enrico Guerzoni, che si trovava in uno stato vegetativo dal quale non si sarebbe mai più svegliato, è spirato a Baggiovara dove era ricoverato dopo aver tentato il suicidio. L’uomo, 58 anni, ex esatore di un istituto di vigilanza, ed ex falegname alla Rilus era piantonato dalle forze dell’ordine nella sua camera dopo che la Procura di Modena lo aveva indagato per omicidio volontario senza però contestare la premeditazione anche se il piano diabolico era stato anticipato a più riprese. La morte di Guerzoni, che uccise con due colpi di pistola la 62enne Kamaljit Kaur e poi si era rinchiuso in cantina in attesa dell’esplosione letale, di fatto chiude anche l’inchiesta.
Rimane invece aperta la questione relativa alla sua eredità. Come raccontato aveva lasciato scritto su alcuni brogliacci trovati nella sua abitazione, che i suoi averi sarebbero stati indirizzati all’impresario funebre che si sarebbe occupato del suo funerale. Un’intenzione che però non può essere esaudita poiché Guerzoni ha un figlio, che vive a Massa, mentre l’ex moglie non potrà avanzare richieste. Sarà comunque la famiglia ad organizzare le esequie e con tutta probabilità non sarà l’impresario funebre indicato dall’assassino ad occuparsi della pratica anche per evitare ulteriori problemi in una situazione già di per sé anomala e complessa.
Guerzoni aveva pensato ad una strage. Aveva disseminato in tutta la palazzina - tuttora inagibile tanto che la famiglia indiana, colpita dal lutto, è stata trasferita in un appartamento di via Repubblica - delle bottiglie incendiarie, ma soprattutto aveva lasciato aperta una bombola di gas che avrebbe innescato una deflagrazione potentissima. Soltanto l’intuito di un vigile del fuoco aveva evitato un disastro. Con l’incendio, il 58enne aveva attirato fuori dall’appartamento la sua vittima, Kamaljit Kaur, che aveva cercato di mettersi in salvo attraverso il portone d’ingresso. Ma Guerzoni lo aveva chiuso con il catenaccio per evitare la fuga. E proprio lì ha affrontato la donna, che in braccio teneva il nipotino di due anni. C’è stata una colluttazione, l’assassino ha colpito la 62enne con diversi colpi prima di spararle con la pistola. Freddandola. Non aveva invece infierito sul bambino e si era rinchiuso all’interno di una cantina, attendendo l’esplosione, che però non c’è stata. Senza via di scampo, ha pensato di farla finita - i vicini raccontano di aver sentito il boato di un altro colpo esploso dopo i due riservati ad Kamaljit Kaur - tant’è che i carabinieri e i sanitari che lo hanno soccorso si sono trovati di fronte ad un uomo incosciente con accanto la pistola e un coltello. A San Felice atterrò anche un elicottero per procedere con un rapido trasferimento in ospedale, ma le sue condizioni sono state da subito gravissime. Guerzoni è così morto in ospedale ieri, dopo una lunga agonia.
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