Non scambiate i rondoni per rapaci, “vietato” sfrattarli
Spettacolari uccelli, che fanno affascinanti evoluzioni nel cielo con le loro ali lunghe e affusolate, a cui bastano pochi battiti per inseguire gli insetti utili per nutrire il proprio nido. Sono i...
Spettacolari uccelli, che fanno affascinanti evoluzioni nel cielo con le loro ali lunghe e affusolate, a cui bastano pochi battiti per inseguire gli insetti utili per nutrire il proprio nido. Sono i rondoni, spesso scambiati erroneamente per piccoli rapaci per via del loro becco un po' uncinato e delle zampine corte e tozze con artigli, che gli servono non per le prede ma per restare aggrappati alle rocce delle falesie o ai mattoni mentre alimentano premurosamente la prole nel nido.
«La prole dei rondoni - ci spiega questa settimana il responsabile del Pettirosso Piero Milani - dovrà essere pronta nella prima decade di agosto per partire insieme agli adulti, seguendo le rotte che li hanno visti per migliaia di anni volare a quote che arrivano a migliaia di metri incrociando le rotte degli aerei di linea, a bassissime temperature molto al di sotto dello zero, incontrando temporali e venti fortissimi, giorno e notte senza fermarsi fino a destinazione, da dove ripartire poco prima di primavera per essere nuovamente da noi. Purtroppo ogni anno ne vediamo sempre meno di rondoni, a causa di tanti fattori primo fra tutti il clima, che è sostanzialmente cambiato e li mette a dura prova. I rondoni, infatti, quando tornano qui, fa ancora freddo e per questo non riescono a trovare i giusti insetti per rifocillarsi e riprendere forza per costruire il nido dove poi deporre le uova».
Al Pettirosso sono sempre di più gli esemplari di rondoni adulti che arrivano e sempre meno i piccoli che tentano il volo. «Altra nota dolente - prosegue Milani - è che nonostante la legge che tutela la specie e le nidificazioni, durante le ristrutturazioni degli edifici, anche medioevali, tutti i buchi, le fessure o appertugi per loro idonei a fare il nido, vengono chiusi con malte o altri sistemi e questi uccelli di punto in bianco si ritrovano “sfrattati” senza più un posto dove deporre le uova. A tutto questo aggiungiamo che quando i rondoni per svernare volano in Africa e alla vista della costa, dopo giorni di viaggio, si abbassano, trovano chilometri di reti pronte a catturare migliaia di esemplari giovani e meno giovani. L’uomo nella sua ignoranza non capisce che così questo splendido uccello, che al posto delle ali sembra avere delle vele ed è utilissimo nella lotta agli insetti, sparirà e lascerà un vuoto incolmabile».
I rondoni da terra fanno fatica a prendere il volo: quando cadono, infatti, cercano di arrampicarsi su un muro o su una pianta per avere di nuovo la spinta giusta per poter ripartire.
«Mai provare, quando si trova un rondone per terra, a lanciarlo in aria per farlo volare, perché se ha qualcosa di rotto o lussato rischiamo di comprometterlo definitivamente - conclude lo stesso Piero Milani - Piuttosto, prendiamo delicatamente l'animale in mano e portiamolo al centro di recupero il Pettirosso. I volontari sanno come rimettere in volo un rondone nel migliore dei modi, soprattutto in questo periodo che l’uccello deve alimentare la prole e prepararsi per attraversare mari e montagne come è nella sua abitudine di vita». (l.s.)
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