Imprenditori divisi tra stupore dubbi, timori e... assicurazioni
Sassi teme l’effetto domino, Stefani spiazzato, Tarozzi fiducioso, Caiumi non vede problemi gravi Nel settore tessile Carretti pensa di cautelarsi contro i rischi dei cambi che riguardano le monete
Ecco una serie di reazioni di imprenditori modenesi alla scelta referendaria britannica di uscire dall’Unione europea.
C’è tanta preoccupazione, anche se gli effetti sulle aziende di casa nostra sono tutti da vedere. Paolo Sassi, neo-eletto presidente di Acimac, associazione degli impiantisti ceramici vede, «un problema soprattutto nel fatto che altri Paesi potrebbero scegliere la stessa strada. Anche le turbolenze sui mercati finanziari sono indecifrabili al momento, nessuno se lo aspettava, ci sarà da soffrire».
Fabio Tarozzi, presidente B&T, lo giudica «un errore storico e quindi dico che dobbiamo imparare dagli errori degli altri. Hanno prevalso logiche di zone del Paese periferiche e rurali, pagano le parti del Paese che creano business e ricchezza. L'impatto diretto sul settore delle macchine per ceramica però sarà limitato. Al momento abbiamo recuperato i livelli pre-crisi in un Paese con tante difficoltà e in condizioni che dal 2007 ad oggi sono state difficilissime, credo che la Brexit non cambierà il nostro trend. Infine penso che passata l'onda emozionale ci accorgeremo che la situazione è meno grave di quel che sembra. L'Europa ha tutti i mezzi per far fronte a questa crisi».
Molto stupito Franco Stefani, presidente del Gruppo System: «Non avevo preso neanche in considerazione l'eventualità di un'uscita della Gran Bretagna dall'Europa. Per me è un disastro, di cui non possiamo ancora renderci conto, ma nei prossimi sei mesi ne vedremo gli effetti. Sono abbastanza preoccupato, i nostri programmi industriali andranno ovviamente avanti ma il quadro generale della nostra economia vedrà ripercussioni notevoli. Sinceramente devo valutare bene le conseguenze, sono spiazzato. Un rischio concreto è l'effetto domino su altri Paesi a rischio uscita. Guarderei con attenzione già alle imminenti elezioni spagnole, qualche segnale potremo averlo anche da lì».
Interessante l’opinione di un imprenditore del settore moda-abbigliamento, quale è il carpigiano Giorgio Carretti: «Gli inglesi - dice Carretti - hanno fatto una sciocchezza e se ne accorgeranno nel corso del tempo. Si sono dimenticati che da soli in questo mondo non si riesce ad andare avanti. Le svalutazioni per ora sono per lo più un fatto emotivo e speculativo. È certamente un Europa che appare più debole agli occhi esterni perché perde un pezzo importante, ma va anche detto che viene eliminato un pezzo che “remava contro” l’unità. Tutti sanno che in un processo di aggregazione è un bene che ci siano solo gli elementi che ci vogliono veramente essere. Per quanto riguarda il mercato del tessile, vedremo cosa succederà nello squilibrio tra le monete. È un momento iniziale in cui tutti tirano i remi in barca, ma penso anche che un’impresa che importa dall’estero ha tutti i modi per poter andare avanti nel suo lavoro e tutelarsi, basta pensare alle assicurazioni contro il rischio dei cambi».
Valter Caiumi, presidente di Confindustria Modena: «Dal punto di vista strettamente economico ritengo che i rapporti commerciali della Gran Bretagna con il nostro Paese, con l'Emilia-Romagna e con Modena siano ben consolidati. Il referendum potrà influire, ma non più di tanto. E poi non dimentichiamo che ci vorranno due anni prima che venga completato tutto l'iter per l'exit. Il risultato ha invece un grande impatto a livello politico. Non vi è dubbio che l'uscita del Regno Unito indebolisce l'Europa nello scacchiere globale. Sono in gioco i valori europei più importanti. Ma è anche un segnale forte per Bruxelles e per una politica che non si è resa conto dei problemi di tutti. L'impegno deve essere quello di ricompattare i Paesi su una nuova idea di Europa, più vicina alle esigenze dei cittadini e dei territori».
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