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«Sì alla fusione, ma con chiarezza»

«Sì alla fusione, ma con chiarezza»

I medici vedono con favore il progetto e chiedono garanzie A Ivan Trenti il compito di dirigere questa fase di passaggio

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Il processo di unificazione tra il Policlinico di Modena e l’ospedale di Baggiovara si è aperto con un annuncio: Ivan Trenti sarà il direttore generale di questa fusione. L’attuale direttore del Policlinico, in pratica, guiderà questa fase di passaggio.

La fusione tra le due realtà ospedaliere, secondo i piani regionali, servirà per snellire l’apparato eliminando reparti doppi o anche tripli ed efficentando le due strutture.

Saranno poli ultra specialistici: punti sanitari di terzo, quarto livello. Il tutto, però, senza ridurre la qualità dell’offerta sanitaria sul territorio. Come? Le risorse derivanti dall’eliminazione di reparti doppi verranno reinveste sugli ospedali del territorio. Una situazione che in Emilia-Romagna si verifica per la prima volta ma che già in altre realtà italiane è realtà con risultati molto diversi gli uni dagli altri. Proprio per spiegare i passi futuri della sanità modenese ieri è andato in scena un incontro a cui hanno partecipato, in qualità di relatori, anche il sindaco Gian Carlo Muzzarelli e l’assessore regionale Sergio Venturi. Un’aula magna al completo ha seguito lo svolgimento dell’incontro. E gli animi erano distesi. «Questo è un processo validissimo - ha commentato Aldo Rossi, chirurgo del Policlinico - però bisogna vedere come verrà portato avanti. È un discorso che si doveva fare già molti anni fa». Sulla stessa linea d’onda anche Giorgio Cioni, direttore di medicina interna dell’ospedale di Pavullo: «È un’operazione complessa ma sarà positiva se gestita bene. Serve calma, spirito di collaborazione e trasparenza. Il sistema ne può uscire rafforzato se portato avanti bene ma anche con qualche problema in più».

Per Andrea Spanò, direttore del distretto di Pavullo, questa «è una grande opportunità. L’unione di risorse diminuisce la dispersione e aumenta l’efficienza dei servi sanitari». E anche il neurologo Paolo Nichelli ribadisce che questo «era un momento molto atteso dalla comunità scientifica ma va visto come un nodo di un processo di unificazione più pregnante. Nel futuro porterà a una semplificazione strutturale in cui gli ospedali saranno sempre più luoghi iper specializzati mentre sul territorio verranno riversati gli altri servizi». La necessità di questo processo è sottolineata anche dal responsabile del pronto soccorso di Pavullo, Giuseppe Barozzi: «È una scelta ambiziosa, positiva ma anche difficile».

Claudio Vagnini, direttore del distretto di Carpi spiega che «nel piano sanitario non c’è nessuna intenzione di tagliare ma solo quella di caratterizzare le strutture. Sul territorio verrà sviluppata la medicina primaria: case della salute, assistenza infermieristica, medici aggregati». L’internista di Carpi Mara Bozzoli racconta come lo staf del Ramazzini veda «in modo fiducioso questo processo ma che comunque un po’ di timore nell’aria c’è». E venturi rimarca: «Investiremo sul territorio le risorse che risparmieremo»

Andrea Perini

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