E anche Elisabetta Gualmini fa aumentare l’ansia in casa Pd
Il presidente della Regione Stefano Bonaccini tra due fuochi: quello di Richetti con le critiche a Renzi e quello della sua vice con le dichiarazioni rilasciate alla trasmissione di Lilli Gruber sul voto di Torino
Problemi per il Pd anche in Emilia Romagna. Il presidente della Regione Stefano Bonaccini è tra due fuochi. E dire che sono fuochi amici. Se non fossero tali che tipi di problemi potrebbero causare a Bonaccini? Da una parte c’è Matteo Richetti, che domani lancerà la sua campagna in giro per l’Italia con il libro “Harambee”, dove non risparmierà Renzi e questi mesi di governo Dem. Dall’altra ci si è messa addirittura Elisabetta Gualmini, vicepresidente della Regione. Proprio da quest’ultima è arrivata una dichiarazione pesante che non è stata gradita all’interno del gruppo dei democratici. «A Torino tra la candidata del Movimento 5 stelle Chiara Appendino (oggi sindaco della città, ndr) e Piero Fassino ci avrei riflettuto su al momento del voto. Penso che chi perde debba fare un passo indietro, perché in questi tempi non si può pensare di fare politica a vita, né di essere perennemente sulla breccia a dettare i tempi. Per questo ci avrei riflettuto».
Queste sue dichiarazioni dette al talk politico de La7 “Otto e mezzo” di Lilli Gruber, insieme ad altri commenti, hanno scosso non poco il “partitone” già alle prese, sia a Modena che a livello nazionale, con una serie di situazioni complicate. Gli scontri nel Pd modenese e la difficile partita sul Sant’Agostino sono solo esempi recenti.
Si può quindi dire che siamo davanti a una vicepresidente sia di lotta che di governo andata alla ribalta a seguito del voto amministrativo della settimana scorsa. La politologa e docente modenese, molto vicina al governatore modenese Stefano Bonaccini e renziana della prima ora, con quelle parole su Torino ha mandato un messaggio piuttosto chiaro. Potremmo quasi parlare di rottamazione di alcuni politici di lungo corso del partito. Il “dubbio” della Gualmini relativo a Piero Fassino - senz’altro un politico con la testa sulle spalle, ma “di professione” anche nella sua qualità di presidente dell'Associazione dei comuni italiani - non era certo riferito alla sua serietà amministrativa, ma certamente stava “leggendo” politicamente la realtà. La Gualmini nei giorni scorsi si è scontrata anche con il neoeletto primo cittadino di Bologna, Virginio Merola, uno dei sindaci del Pd che tra le grandi città sono stati riconfermati dagli elettori. La Gualmini ha infatti detto: «Quando Merola firma a favore del referendum contro il job act, evidentemente ci sono dei problemi». Gualmini ha poi sfumato le sue parole su Torino, peraltro chiarissime, ma ormai la “frittata” era fatta. Parole che il governatore Bonaccini - con la sua frase «si tratta di un chiarimento forte e definitivo» - non è certo riuscito a smorzare.
Stefano Luppi
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