Il palato “Millennials”
di LUCA MARCHINI Esiste una condizione fondamentale nella vita professionale che ci permette di rigenerare e migliorare il nostro lavoro e di provare continua soddisfazione. La potremmo chiamare...
di LUCA MARCHINI
Esiste una condizione fondamentale nella vita professionale che ci permette di rigenerare e migliorare il nostro lavoro e di provare continua soddisfazione. La potremmo chiamare “esperienza elastica”. Significa poter sfruttare le abilità tecniche e la cultura specifica accumulata in anni di lavoro, mantenendo l’attenzione e l’apertura mentale di chi ancora deve scoprire ogni segreto del proprio mestiere. Questa “esperienza elastica”, sebbene condivisa e auspicata da ogni buon professionista, non è affatto scontata.
Ad aiutarci ad apprezzare e ricordare quanto importante sia questo concetto sono i giovani.
Li chiamano i Millennials, sono il popolo dai 18 ai 35 anni circa. Influenzano il consumo con le loro abitudini e stili di vita e accolgono nuove proposte aggiungendole a quelle già conosciute.
Statistiche confermano che i Millennials sono sempre più attenti e curiosi verso ciò che assaggiano. Scelgono di fare esperienze culinarie di diversi tipi e, pur non abbandonando il consumo di cibi “veloci”, sono entusiasti dei nuovi sapori.
Amano il turismo enogastronomico e sono sempre più attenti alla provenienza e alla qualità del cibo. I più sensibili ai piaceri di gola sono disposti a spendere un po’ di più, cercano una certa trasparenza nell’etichetta e sono sempre più attenti all’eco-sostenibilità. Si identificano con il cibo il base al loro stile di vita: stile di vita = scelta alimentare.
Il cibo è per loro anche un hobby: un loro spazio creativo e una buona occasione di condivisione e socialità. I trend di recenti statistiche descrivono un aumento di iscrizioni ai corsi di cucina e c’è chi sogna la carriera artistica di chef.
Ogni mestiere ha la sua arte e un suo speciale approccio nel ricercare il buon risultato e se dovessi descrivere ciò che serve nel mio lavoro direi: “mani esperte e menti aperte”. Diciamo spesso di dover formare responsabilmente i giovani, ma oggi, almeno nel “mondo food”, sono proprio loro a stimolare continui cambiamenti spingendoci ad un approccio più malleabile ove possibile e veloce nel ricrearsi.
Osservare, studiare e imparare da loro l’approccio verso il cibo, riaccendere il desiderio di nuove avanguardie culinarie, ci proietta verso esperienze che riescono ad andare oltre, puntando a pensieri più freschi che si nutrono di spontaneità.
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