C'era una volta Castelvetro: Guerre, contese e annessioni all'ombra del Castel di Vetro
Le testimonianze storiche e artistiche del passato, i suoi personaggi del paese sui colli modenesi
CASTELVETRO. "Vidi nel contado (di Modena) un Castello di vetro, per lo quale stretti parenti erano in aspra contentione; pensate quello che avrebbero fatto se fosse stato d'oro e d'argento". Così scriveva Ortensio Lando nel suo Commentario de le più notabili, & mostruose cose d'Italia, & altri luoghi..., stampato a Venezia nel 1550. Il riferimento è naturalmente ai Rangoni.
Castelvetro era legato ai Rangoni già dal 1330, e Borso nel 1454 aveva confermato la loro investitura ai feudi di Spilamberto, Levizzano, Rosola, Castelvetro, ecc., ma i vari rami dei Rangoni erano sempre in lotta tra di loro, come ci riferiscono le cronache.
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Un cronista, Giovanni da Bazzano, narrando gli avvenimenti del 1313, ci racconta che vicino a Castelvetro, "in quell'anno, nel giorno della Luna 12 febbraio, Raimondo di Spello, che era stato marchese della Marca Anconetana in nome della Chiesa, parente di Clemente allora papa, attraversando il territorio di Modena nella campagna di Sant'Eusebio fu aggredito da parecchi modenesi con mercenari loro e del signore Passerino e ucciso e spogliato con la sua gente e derubato del denaro, delle mandrie, dei cavalli e di tutte le altre cose per un valore di oltre 200.000 fiorini d'oro; furono uccisi circa sessanta compagni di questo marchese". Giancarlo Montanari, autore di un saggio storico nel bel volume Castelvetro.
Un paese, la sua storia, la sua anima, illustrato da splendide foto di Franco Fontana, ci dice che "nei vari studi sulle vicende storiche di Castelvetro e dintorni si legge che il XVIII secolo, fino al fatale 1796, 'non registra avvenimenti di qualche importanza', ma è formula di comodo, formula che vale se vogliamo solo considerare la storia dei grandi avvenimenti, come suol dirsi; quella con la S maiuscola". In quel 1796 i Rangoni furono spogliati di Castelvetro che divenne Comune.
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Durò poco, perché nel 1815 fu annesso a Vignola. Tornò Comune con Levizzano e Solignano soltanto nel 1859. Il 10 agosto 1811 lì era nato Enrico Cialdini, che partecipò ai moti del 1831, combattè in Spagna contro i Carlisti (sua madre e sua moglie erano spagnole), fu ferito nella Prima guerra d'indipendenza, partecipò come generale alla Guerra di Crimea e alle altre due Guerre d'indipendenza, poi fu deputato, senatore, ambasciatore. Castelvetro ci conduce verso le prime colline del nostro Appennino, in un territorio un tempo ricco di boschi di quercia, sostituiti da tempo da frutteti e da vigneti: sono scomparsi i vecchi sistemi di coltivazione con la vite "maritata" all'olmo e una intelligente agricoltura produce lo straordinario Lambrusco di Castelvetro.
È un territorio ricco di testimonianze dalla preistoria al Medioevo, che due grandi archeologi, Celestino Cavedoni prima (era nato proprio a Castelvetro il 18 maggio 1795; morì a Modena nel 1865), e poi Arsenio Crespellani (1828-1900), hanno portato alla luce e documentato. Qui si erano insediati gli Etruschi, come ben dimostra la necropoli che Cavedoni rinvenne nel 1841 nel podere Galassina. Arsenio Crespellani portò nel 1897 un diciannovenne Giuseppe Graziosi a Castelvetro a documentare con disegni ciò che restava degli affreschi dell'antica chiesa della Madonnina, demolita in quell'anno.
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Colui che sarebbe diventato il maggior artista modenese della prima metà del Novecento ci ha lasciato anche un interessante album di disegni del paese, conservato presso la Biblioteca Estense. Cà di Sola, Levizzano Rangone, Settecani, Solignano Nuovo, Madonna di Puianello, Cà Montanari, Cà Gatti, Casa Rè, Sant'Eusebio sono le frazioni di Castelvetro. Nell'immediato dopoguerra soltanto le località situate nella fascia pianeggiante avevano avuto uno sviluppo edilizio, demografico ed economico. Si pensi che la popolazione del Comune di Castelvetro passò dai 9.409 abitanti del 1951 ai 6.738 del 1971. Soltanto a partire dagli anni Settanta il trend negativo cambiò segno e il Comune ha oggi più di 11.300 abitanti su una superficie di 49,72 kmq. Nel 1959 il Comune di Castelvetro era stato riconosciuto "area economicamente depressa".
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Se oggi l'economia del territorio è florida si deve all'industria agroalimentare, a quella ceramica e a quella meccanica. Senza voler trascurare altre realtà produttive importanti, non c'è alcun dubbio che a tutti viene immediatamente in mente l'INALCA, che Luigi e Giuseppe Cremonini fondarono nel 1963 assieme a Luciano Brandoli, uno dei marchi di riferimento del settore non solo in Italia. Ma non possiamo certo trascurare il Lambrusco Grasparossa, DOC dal 1970, celebrato ogni anno con una grande sagra. La vicinanza al polo di Sassuolo ha influenzato positivamente l'insediamento e lo sviluppo di industrie ceramiche. Va ricordato però, senza naturalmente nulla togliere a Sassuolo, che a Castelvetro nel 1875 era già in funzione la Fornace Cavallini, tra le prime industrie italiane a dotarsi di un forno Hoffmann per la produzione "a fuoco continuo", e oggi, avendo mantenuto nel tempo la propria integrità architettonica, importante testimonianza di archeologia industriale.
Ci sono nel territorio di Castelvetro due edifici religiosi di grande importanza. Il primo è il Santuario della Beata Vergine della Salute di Puianello. Pochissime case circondano il Santuario e formano l'abitato di questa piccola località che è sotto la giurisdizione della Parrocchia di Levizzano Rangone nell'Archidiocesi di Modena-Nonantola. Verso la fine del secondo conflitto mondiale, il parroco di Levizzano, don Eliseo Capitani, avvia le trattative con Padre Ugolino da Niviano per cedere ai frati la chiesa della Madonna della Salute. Già nel 1947 giungono a Puianello i cappuccini Padre Filippo Miani da Monza e Padre Nicola da San Rocco.
L'Arcivescovo concede anche, con decreto 19 gennaio 1955, la licenza ad aprire nell'Archidiocesi una "Domus Religiosa"; detto in maniera più semplice, si costituisce ufficialmente la prima Fraternità dei Frati Minori Cappuccini con Padre Cornelio, Guardiano, Padre Adeodato, Padre Sebastiano da Verica, e Padre Enrico Benassi. Padre Cornelio Manfredotti è rimasto lì 38 anni, e a lui si deve l'appassionato Nostra Signora di Puianello: cronistoria del santuario dedicato alla B. V. della Salute in Puianello di Levizzano Rangone. Ma io sono particolarmente legato all'Oratorio di San Michele di Levizzano, perché ho curato il volume che Paola Monari e Luciano Serchia dedicarono nel 1994 a questo splendido edificio romanico così maltrattato nei secoli, come ci mostrano le immagini che il fotografo Sorgato realizzò nel 1891.
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