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Il nipote di Bernardetta Fella: «Canò aveva già tentato di ucciderla»

Il nipote di Bernardetta Fella: «Canò aveva già tentato di ucciderla»

Pierpaolo Ascari: «Andai a soccorrere mia zia dopo un litigio violento. Seppi poi che ritirò la querela»

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Pierpaolo Ascari è il nipote di Bernardetta, o meglio di “Betta”, come tutti la chiamavano in famiglia. Si sfoga, è addolorato, spiega che «la zia soprattutto nell’ultimo periodo alternava a momenti di calma momenti molto difficili, con grosse crisi. Ma era innegabile che quell’uomo la picchiasse, che era violento nei suoi confronti. Io so che lei spesso chiamava polizia e carabinieri, ma poi, proprio perché era fragile, è probabile che ritirasse le querele. E fu così anche una volta, un anno fa, quando io stesso mi recai sul posto dopo che lei era stata picchiata. Intervenne la polizia, credevo avesse denunciato poi ho saputo che aveva ritirato la querela. Aveva un avvocato? Sinceramente so che ha un tutore, un amministratore di sostegno, ma non so altro». Pierpaolo sulla sua pagina di Facebook ha voluto ricordare la zia e la violenza da lei subita. Questo il suo post

«Qualche giorno fa hanno ammazzato mia zia Betta, sorella di mia madre. Hanno ritrovato il corpo in un frigorifero staccato. Hanno arrestato l’assassino, un uomo che aveva già tentato di ammazzarla una prima volta. Quella volta mi ero precipitato verso casa sua con le ginocchia tremanti nella speranza che il tizio fosse ancora nei paraggi, perché aveva lasciato lì le sue cose. Avevo chiaramente paura, ma questo conoscente di mia zia aveva già minacciato anche mia madre e mio padre che sarebbero arrivati dopo una mezz’ora, per cui nel chilometro scarso che stavo facendo a piedi mi concentravo su quale fosse il primo colpo che avrei dovuto tirare, vale a dire che le avrei probabilmente prese. Ma lui non c’era. Quel pomeriggio con mia madre e l’altra mia zia e mio cugino Davide, il figlio più grande della Betta, abbiamo ripulito l’appartamento. Per la mamma e l’altra mia zia, la Betta era la sorella più piccola. Mia zia Betta stava male e non era facile aiutarla, Ricordo che Davide dovette stare al telefono per oltre mezz’ora con Hera per saper dove dovesse piazzare il materasso. Però mi piacerebbe molto che svariati medici, svariati giudici e svariate forze dell’ordine si addormentassero questa sera con l’immagine di un ragazzo che si rivolge all’autorità per non mettere il materasso nel posto sbagliato, con la mamma quasi morta e poi morta davvero»

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