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Lo scippo è una ferita che lascia segni indelebili

di Maria Chiara Russo
Lo scippo è una ferita che lascia segni indelebili

Gli specialisti: «Chi subisce questo tipo di reato fatica a superare il trauma, possono esserci pesanti conseguenze psicologiche. Ecco come superarle in modo sereno»

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MODENA «Ho ancora paura, lo ammetto». È rimasta scossa Donatella C., la maestra in pensione borseggiata sotto il portico del Collegio, a Modena, in un tranquillo pomeriggio di qualche settimana fa. Sono passati diversi giorni ma, ogni volta che, dalla cronaca, apprende fatti simili, è come se rivivesse quella brutta esperienza che ha voluto raccontarci: «Erano circa le 16 di un giovedì e stavo guardando le vetrine tenendo ben stretta a me la borsetta, con la cerniera chiusa e all’interno il portafogli con documenti e denaro. Qualche istante più tardi, la sensazione che la borsa fosse più leggera mi ha indotta a controllare e così mi sono resa conto che il portafogli non c’era più. Mi chiedo come ho fatto a non accorgermi di nulla. Una sola persona mi è passata accanto e l’ho notata perché avvolta da una mantella ma, non so se c’entra qualcosa… Per fortuna ho incontrato due Carabinieri che vedendomi così agitata mi hanno prestato aiuto. Superato il disagio della denuncia, della duplicazione dei documenti mi è rimasto un senso d’ansia, difficoltà a prendere sonno ed ora quando sono per strada d’istinto mi guardo intorno con sospetto».

Certo, paragonato agli eclatanti fatti di cronaca, un borseggio non fa quasi più notizia eppure fatti del genere possono lasciare strascichi che vanno ben oltre il danno materiale. Ne abbiamo parlato con due esperti: il dottor Paolo Pezzica, psichiatra e il professor Paolo Franchini psicologo e psicoterapeuta.

Quali reazioni psico-fisiche s'innescano in chi è vittima di un fatto come quello appena descritto?

Professor Franchini: «Nelle donne la borsa è associata a qualcosa di intimo ed il borseggio può essere vissuto come una sorta di stupro: la vittima si sente violata nella propria intimità. Per il maschio invece, la rapina, può essere vissuta come una ferita narcisistica, una sorta di sconfitta in termini di potere. Non manca il senso di colpa perché si arriva anche ad accusarsi di avere avuto poca prudenza e una mancanza di attenzione».

Dottor Pezzica: «Nel caso come quello della signora, ove il furto venga effettuato con destrezza o con l’inganno da parte di persone insospettabili il vissuto di perdita del senso di fiducia e sicurezza unito ad un senso di mancanza di sufficienti tutele sociali può determinare un danno effettivo tale da dare luogo ad una fenomenica psicopatologica inquadrabile come “Disturbo dell’Adattamento (Dsm-5) ove può prevalere una dimensione depressiva o, ansiosa (o entrambe) o alterazione della condotta».

Status che può perdurare nel tempo, lasciare strascichi?

Professor Franchini: «L’esperienza di un borseggio è un vero e proprio trauma ed una paura angosciante. Chi l'ha vissuta rimane letteralmente spaventato  ed è tentato di non uscire più o quanto meno non fare più il percorso dove ha subito l'aggressione. Ciò è del tutto comprensibile. In ogni caso i sintomi da trauma psicologico tendono ad una guarigione connessa ad una positiva rielaborazione della situazione affrontata. Tuttavia in relazione alla gravità dell’evento una persona non è sempre in grado di mobilitare le proprie risorse personali o attingere a quelle familiari e sociali e si possono sviluppare, in modo cronico, a partire dalle forme acute o con impatto ritardato, dei sintomi caratteristici del così detto disturbo post-traumatico da stress, come una comparsa di sintomi anche a distanza dall’episodio, connotati da ansia, depressione, paura nel girare per strada da soli, disturbi del sonno, irritabilità ed attacchi di panico».

Dottor Pezzica: «Entrambe le condizioni cliniche precedentemente descritte necessitano di un tempestivo intervento specialistico, nella maggior parte dei casi condotto mediante un programma integrato che preveda l’associazione di una terapia psicofarmacologica con un approccio psicoterapico prevalentemente ad orientamento cognitivo comportamentale». 

Può anche scatenare una sorta di “sindrome da giustiziere”?

Professor Franchini: «Questa esperienza può attivare rabbia e violenza e quindi anche il cercare di farsi giustizia con le proprie mani, come vendetta. Nella vittima si possono innescare paura associata ad un senso di impotenza che possono arrivare ad un vero e proprio trauma».

Dottor Pezzica: “Accanto a casi che si risolvono con una completa guarigione in pochi mesi, ci sono in una percentuale variabile altri casi che vanno incontro a complicazioni cliniche sulla base di variabili personali, logiche/temperamentali, endogene e socio-ambientali; tra queste si possono ricordare gli sviluppi depressivi con sintomatologia maggiore, talvolta a decorso cronico (Disturbo Distimico) e sviluppi di personalità caratterizzati da comportamenti rivendicativi».

Come affrontare la situazione?

Professor Franchini: «Anche se il tempo è sempre una  medicina nell'attenuare sia il ricordo che lo spavento, occorre  però reagire  subito soprattutto se il luogo, in cui si è subito il borseggio, è una zona che dobbiamo frequentare.  Un metodo  molto concreto consiste  nel ripercorrere all'inizio la strada in compagnia ed in pieno giorno. Poi appena riacquistiamo un po’ di tranquillità lo facciamo più volte da soli. Nei casi più resistenti, in cui la paura e i sintomi ad essa connessi persistono, è necessario l'intervento dello psicologo che con colloqui finalizzati alla rielaborazione del trauma e, in particolare,  con l'applicazione di specifiche tecniche immaginative, ne favorisce il superamento».

Dottor Pezzica: «Oltre all’ approccio terapeutico integrato, indirizzato sull’individuo, spesso è necessario coinvolgere nel trattamento tutte le risorse che possono agire nel ricreare nella vittima un senso di sicurezza in sé e di fiducia negli altri; in questi casi è utile coinvolgere i membri familiari o altre persone vicine alla vittima, attraverso metodiche psico - educazionali atte ad impartire semplici regole comportamentali di supporto, o intervenire con psicoterapie di gruppo che coinvolgano persone che siano guarite da traumi affettivi simili».

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