Femminicidio alla Madonnina: «Una donna lasciata sola e le leggi applicate male»
L’avvocato De Biase consulente del Centro antiviolenza: «Il fenomeno deve essere studiato più a fondo anche dal punto di vista medico per dare ulteriori sostegni a chi ha bisogno»
MODENA «Non solo l'uomo, ma pure quella povera signora aveva probabilmente bisogno di essere aiutata psicologicamente. Lo dico perché, da quanto mi è parso di capire ieri, in qualche modo lei stessa aveva deciso di riavvicinarsi all’ex marito e questo gesto le è stato fatale. Va però ricordato che quella donna è stata lasciata sola perché le leggi ci sono, ma spesso non sono forse applicate nel modo idoneo».
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L’avvocato Valeria De Biase, anche nel suo ruolo di consulente del Centro antiviolenza di via del Gambero a Modena, conosce bene questa terribile materia e se ne occupa da molti anni e ha dunque le chiare in materia. L’attenzione e l’aiuto psicologico sono il primo punto di un lungo discorso che tocca diversi aspetti del rapporto uomo-donna, in casi come questo ancora retaggio di una supposta proprietà del maschio sulla compagna, un atteggiamento retrogrado che ha il sapore di un mondo medievale. «La componente psichiatrica - continua l’avvocato modenese - penso sia fondamentale, anche se in questo caso purtroppo è tardi. Quella donna non era forse in grado di comprendere il rischio a cui andava incontro riprendendo i contatti con l’ex compagno. Ecco perché dico che aveva bisogno di aiuto. Mi pare che questo aspetto sia chiaro, visto che questo tipo di vicende sono particolarmente delicate».
De Biase specifica meglio cosa intende: «In casi di questo tipo a volte non succede niente e a volte si arriva a questo grado di violenza definitiva e non si creda che non possa accadere anche tra persone acculturate. Ecco perché penso che il fenomeno debba essere studiato sempre più a fondo, soprattutto dal punto di vista sanitario».
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Questo è il primo aspetto che il professionista modenese tocca nel suo discorso perché la seconda parte riguarda quello che può fare la magistratura. «Io come avvocato sono dall’altra parte della barricata - continua Valeria De Biase - ma forse occorrerebbe chiedere alla Procura cosa si può fare in casi terribili di questo genere. Chiederei a giudici delle indagini preliminari e a magistrati perché tra le misure cautelari che spesso mettono in atto non ci sia il carcere preventivo e si privilegi solo l’allontamento di questi soggetti. Tra l’altro questa pratica è complicata, spesso, da attuare: cosa si fa se l’uomo ha la residenza in un appartamento vicino alla ex compagna che magari ha sporto denuncia contro di lui. Insomma sono sempre situazioni complicate diverse una dall’altra, ma in ogni caso problemi difficili da trattare».
L’avvocato De Biase ha seguito anche casi di stalking: «Queste donne troppo spesso vengono lasciate sole e il sistema sanitario nazionale dovrebbe fare di più dando loro appunto un sostegno, così come dovrebbe fare il mondo della giustizia visto che le leggi ci sono». L’avvocato conclude con una possibile soluzione nel caso di sfortunate donne perseguitate da uomini che non è difficile chiamare bestiali: «Se una donna teme davvero seriamente per la propria vita deve pensare a sparire, cambiare città e paese, casa, addirittura cambiano generalità come fanno i pentiti. In America fanno così».
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