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Il procuratore Musti: «Non c’è nessuna sottovalutazione»

Il procuratore Musti: «Non c’è nessuna sottovalutazione»

«Canò non ha pendenze per reati di violenza domestica e le altre varie denunce non fanno di lui un seriale»

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Femminicidio alla Madonnina, la dottoressa Lucia Musti, procuratore capo, interviene per fare chiarezza sul curriculum giudiziario di Armando Canò, il 50enne che ha confessato di aver ucciso Bernardetta Fella strangolandola in cantina per poi abbandonarla in un frigorifero. Solo un episodio violento risalente al 2012 si è trasformato in processo penale, la cui udienza era stata fissata per settembre di quest'anno. Gli altri episodi

«Non ci sono pendenze per reati di violenza domestica. Calò Armando è stato condannato (quindi parliamo non di pendenze ma condanne passate in giudicato) per reati di altro tipo, che sono emissione di assegni a vuoto, l’omissione di soccorso, che non hanno nulla a che vedere con i reati di violenza domestica. Ho esaminato anche le pendenze della Procura: in realtà era sicuramente una persona conosciuta, a suo nome vi sono varie pendenze, tuttavia nessuna pendenza riguarda questo tipo di reato. Vi è una pendenza è sfociata in una richiesta di rinvio a giudizio e la prima udienza ci sarà il 15 settembre. Ci tengo a precisare, che sono lesioni volontarie e che non è un tentato omicidio. Il che non vuol dire che non sia grave una lesione volontaria, vuol dire che è un’altra cosa, non è un tentato omicidio e che comunque la procura ha esercitato l’azione penale e ci sarà la prima udienza del processo in settembre».

«Tutte le altre denunce che io ho esaminato dal registro informatico - prosegue il procuratore capo - non dipingono un seriale volto a commettere il reato di violenza domestica. È una persona che sicuramente vive ai margini della legalità, è stato indagato più volte per reati ma, ripeto, diversi dalla violenza famigliare, sicuramente ci sono episodi anche di lesioni, minacce ma non soltanto in danno della deceduta ma anche in danno di un altra donna, ad esempio, e anche in questo caso c’è una ingiuria, una minaccia. Queste sono le pendenze. E questo per dire che la Procura tutte le volte che sono state presentate delle denunce le ha esaminate. Alcune sono state oggetto di archiviazione in quanto gli elementi non erano idonei e non era configurabile alcun reato, altre sono state oggetto di archiviazione perché è stata rimessa la querela, altre hanno portato ad un rinvio a giudizio, come questa significativa di lesioni volontarie. Tutte le denunce sono state prese in esame. Non ci risultano altre denunce, ad esempio una relativa a denti rotti in seguito a percosse, in ogni caso non mi risulta che la donna avesse denti rotti al momento del rinvenimento» «E' opportuno - ha concluso il procurato capo Lucia Musti - che i vicini di casa che sentono abitualmente e ripetutamente litigi, urla, segnali di commissione di reati di violenza domestica non denuncino i fatti quando le conseguenze dannose si sono verificate: un invito a manifestare senso civico piuttosto che denunciare agli organi di stampa gravi situazioni le cui conseguenze sono ormai irrimediabili. I casi di violenza domestica di maltrattamenti o stalking vengono sempre trattati dai sostituti con particolare attenzione e celerità».

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