Modena, furti a raffica, ma è cleptomane: assolta
La difesa riesce a convincere il giudice della malattia anche grazie all’inconsistenza del bottino
MODENA. Aveva rubato cilindri di gomma piuma, cuscini e giubbotti di poco valore all’interno di ospedali, sale di aspetto e palestre. Ma aveva colpito anche al Centro di salute mentale dove era poi tornate per riconsegnare il bottino e scusarsi. La ladra, però, è stata “perdonata” dal giudice Luigi Tirone, che l’ha assolta per vizio totale di mente. Ha accolto completamente la richiesta di assoluzione avanzata dall’avvocato difensore, Enrico Aimi, contro i 4 mesi che invece aveva proposto l’accusa, sostenendo come le prove non dimostrassero in pieno l’incapacità di intendere e volere.
La donna, 52 anni, è in sostanza una cleptomane, ha un impulso irrefrenabile di impossessarsi di qualcosa, senza tenere minimamente conto del valore dell’oggetto. Ma un conto è sostenere questa tesi, tutt’altro è poterlo dimostrare in aula, con prove concrete. Cosa che invece l’avvocato Aimi è riuscito a fare. Ma il processo poteva anche non essere celebrato se la donna non si fosse opposta ad un decreto penale di condanna, che prevedeva il pagamento di 23mila euro.
Si è quindi andati a dibattimento dove è stata ripercorsa tutta la storia, che affonda le radici nel marzo 2011. Fu la prima occasione in cui i carabinieri misero gli occhi sulla 52enne, che in quel momento viveva con la famiglia a Sassuolo. Nella perquisizione domiciliare spuntarono diversi oggetti rubati, molti dei quali dal valore misero. Arrivò una denuncia e poi partì l’iter penale.
Ma in Aula, è emersa una giustificazione. L’avvocato Aimi, attraverso le carte, ha potuto dimostrare come la donna fosse seguita dal Centro di salute mentale e che risultasse invalida al 100%. Ma la documentazione non sarebbe forse bastata per arrivare all’assoluzione se non ci fosse stata l’audizione della dottoressa che la segue costantemente proprio al Centro. Ha raccontato episodi in cui la paziente si impossessava di oggetti inutili e poi, a distanza di giorni, tornava a restituirli, scusandosi e parlando dell’impulso irrefrenabile che l’assaliva. A convincere il giudice del vizio totale di mentale, infine, c’è stata proprio la quantificazione del bottino, di valore misero rispetto all’imponenza.
Francesco Dondi
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
