Richetti fa il pienone senza ex Ds
Assenti i massimi esponenti del Pd: «Quando si aprirà una fase congressuale sarò lì con le mie idee»
Matteo Richetti parte per una lunga marcia. Nella “sua” Spezzano il politico del Pd ha affrontato martedì sera un dibattito con Lucia Annunziata, il primo di una serie che lo condurrà in tutta Italia per lanciare il suo ragionamento di Pd nel momento più difficile della sua storia. Piazza piena, sedie arrivate da ovunque, anche dalla parrocchia, davanti a lui tanta gente che già conosceva, altri che lo ascoltavano per la prima volta. All’angolo del deputato c’erano diversi esponenti della “prima ora”. Il sindaco di Palagano Fabio Braglia (unico eletto del Pd nell’ultima tornata), Paolo Negro, il sindaco di Formigine Maria Costi, l’assessore Ludovica Carla Ferrari. Come lei, tanti gli assessori presenti: Maria Savigni e Giulia Pigoni (Sassuolo), Marco Biagini (Fiorano), Simona Sarracino (Formigine), Luigi Zironi (Maranello). Assente Lucia Bursi, segretario del Pd, citata da Richetti nella tappa geminiana. Di fatto nessun ex Ds tra il pubblico, nessun consigliere regionale Pd, nessun altro parlamentare modenese Pd, nemmeno Francesca Maletti e Giuseppe Boschini. Tra gli amici storici c’era Massimo Giusti, ex vicepresidente della Fondazione Cassa di Risparmio. Curiosità, da Vignola presenze bipartisan: l’ex candidato sindaco Giancarlo Gasparini e l’attuale assessore Francesco Rubbiani.
Un nome ricorso spesso è stato quello del presidente del Consiglio. Per Richetti, fautore del referendum di ottobre, occorre «fare un passo indietro e mettere in sicurezza le istituzioni». Un modo cioè per slegare il futuro del governo dall’esito del quesito. Per la reporter «il rischio che Renzi perda è molto alto. Ha sbagliato a personalizzarlo. Se è un buon lottatore non accetterà i consigli di chi gli dice di fare un passo indietro. Se sposta il referendum è un politico finito».
Opposta la reazione prospettata dai giovani. «C’è un serio favore per il “no” - ha anticipato la giornalista - da parte dei giovani e dei più giovani. Avranno un peso notevole». Il politico si è rivolto a loro presentando il suo libro “Harembee”, motto del Kenya e incitamento a spingere. «A che livello sei pronto a spingerti?», ha domandato Annunziata. «Non credo nella politica che si divora una leadership ogni due anni - ha replicato il parlamentare - se Renzi sta spingendo nella direzione sbagliata, non gli do un calcio in culo, gli faccio cambiare la spinta». «Magari chiedere un cambiamento nella segreteria?», ha proseguito la giornalista. «Matteo deve prendere le decisioni - ha aggiunto Richetti - chiedendosi se il progetto con cui si ricandida è lo stesso. La domanda “Richetti, ti candidi alla segreteria?” sarebbe decontestualizzata». «Sarà quindi una corrente interna?», ha chiesto l’intervistatrice. «Ho fatto la fatica di scrivere il libro - ha replicato l’onorevole - proprio per non fare una corrente interna. Renzi ha detto che dopo il referendum si aprirà una stagione congressuale «e io e le mie idee ci saremo». Non so se ci sarà un ragionamento sul doppio incarico di Matteo (premier e segretario del Pd)». Il padrone di casa ha quindi proposto «una persona che affianchi il segretario nel caso diventi premier», per evitare domande tipo «cosa dice Renzi su chi candidiamo a Riolunato?». Tra i temi economia, banche, immigrazione e politica internazionale. «Il governo sta facendo moltissimo sull’immigrazione - ha assicurato Richetti - ed esce dall’Europa la società per definizione più multiculturale (la britannica)». «Ci può essere più spazio per l’Italia - ha aggiunto Annunziata - ma inserire l'Italia nel direttorio indica sia il bisogno di consolidare il nucleo dell’Europa sia il timore che la crisi bancaria italiana possa portare a una destabilizzazione». Sulle dimissioni di Richetti dopo l’avviso di garanzia per peculato, poi assolto: «Un grande gesto che gli hanno salvato la carriera», ha riconosciuto la giornalista.
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