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«Una holding federale per Aimag e Tea»

di Francesco Dondi
«Una holding federale per Aimag e Tea»

Mattia Palazzi, sindaco di Mantova: «Più forti insieme, ma ognuno avrà voto multiplo nelle scelte sul proprio territorio»

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La discussione sul futuro di Aimag supera i confini regionali e quella voglia di farla restare sottotraccia, quasi che la discussione sulla multiutility di Carpi e della Bassa fosse monopolio di un cerchio magico, viene infranta da Mattia Palazzi, giovane sindaco di Mantova. La città virgiliana detiene la quota più forte tra i Comuni soci di Tea, non vuole imporre a forza la propria linea ai soci minori, ma c’è la chiara volontà di allargare l’orizzonte della propria azienda così come quello di Aimag.

Sindaco, Tea crede davvero a una fusione con Aimag?

«Noi ci siamo, abbiamo fatto una proposta seria e coraggiosa e risposto alla richiesta di precisazioni. Crediamo che tra la logica delle grandi fusioni con incorporazione e lo stare soli ci sia una via di mezzo più efficace per la realtà servita».

E come potrebbe fondersi con Aimag?

«Una premessa per capire la nostra proposta: le due multiutility sono del territorio, fanno gli interessi del proprio territorio e hanno ricadute sul territorio. C’è la volontà di rafforzarci: spalle più robuste per poter stare nel mercato e allo stesso tempo continuare a offrire servizi e funzioni alle aree in cui siamo nati e che rappresentiamo».

Pensa a un’azienda nazionale, ma con radici locali?

«Penso a un sistema federativo che rispecchi il Mantovano, la Bassa e il Carpigiano. Ovviamente partecipato solo dai Comuni. Immagino una holding che controlla Tea e Aimag e che discute alcune proposte su cui è necessaria una gestione comune. Toccherà poi ai manager applicarle».

Come si rispecchia la territorialità?

«Con un voto multiplo a prescindere dalle quote societarie. Un esempio: se si vota per un investimento a Carpi è giusto che i rappresentanti di Aimag abbiano un peso superiore nella decisione rispetto a Tea. E viceversa. Così si mantiene il presidio del territorio, come si mantengono i due nomi distinti e i brand delle società. Nel giro di qualche anno si ragionerà d’insieme, senza più eventuali campanilismi».

Pensa che i modenesi siano d’accordo?

«Io capisco bene la titubanza e anche la premura con cui si affronta la fusione. Ma con l’incorporazione il protagonismo del territorio andrebbe a sfumare. Le decisioni arriverebbero da più lontano. Noi siamo comunità fiere e orgogliose nel rimboccarci le maniche. È giusto difendere l’identità, ma sapendo che la strada del rafforzamento è obbligata».

Perché si dovrebbe scegliere Tea piuttosto che Hera?

«Non è una battaglia tra Tea ed Hera, ma nella scelta si dovrà tener conto dello sguardo al futuro. Non mi interessano i paragoni con la grande multiutility, mi preme far capire chi siamo noi. Una società che investe sul territorio 30 milioni di euro l’anno e che con Aimag avrebbe molto da condividere. Ad esempio siamo divisi in due Ambiti diversi per l’acqua: perché non pensare a un depuratore unico a metà strada? Tea gestisce 55mila punti luce su 75mila nel Mantovano, stiamo investendo tanto in smart city intelligenti e ha una discarica che per 25 anni funzionerà senza problemi».

E con Aimag cosa si potrebbe fare?

«C’è la gara del gas, andarci uniti darebbe più capacità di vittoria; ci sono le sfide dell’efficientamento energetico su scuole ed edifici pubblici oppure gli acquisti in comune nel comparto Energia. Io penso al massimo dell’integrazione tra territorio simili, come potrebbe essere un’unica centrale per la fatturazione delle bollette, un’unica officina per i mezzi di lavoro oppure l’ufficio legale. Sono pensieri in libertà, ma la priorità resterebbe garantire ai nostri cittadini dei servizi di qualità a portata di mano e non che arrivano da chissà dove...».

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