«Era esperto: è morto per un malore»
Castelvetro. Parla un amico di Carlo Orini, l’agricoltore 74enne travolto dal trattore: «Persona di una bontà unica»
CASTELVETRO. Il borgo di via Oltre Guerro è abbarbicato su un pendio che scende verso l’omonimo torrente. Un gruppo di cinque-sei abitazioni all’inizio della collina coltivata che si alza alle loro spalle. Qui mercoledì sera è morto in un incidente sul lavoro Carlo Orini, 74 anni, mentre era alla guida del suo trattore. Una fatalità che si è consumata quando ormai il sole stava calando, ma la scarsa visibilità non avrebbe nulla a che fare con l’incidente. Chi conosceva bene Carlo ne è certo: quel lembo di terra, in cui trova posto anche un curato vigneto, era terreno noto all’agricoltore. Ne percorreva ogni metro tutti i giorni, di conseguenza era esperto di tutte le insidie.
«Resta comunque un terreno difficile», avverte, però, il proprietario di un capannone attiguo ai campi. Ed in effetti la collina ha un declivio importante, ma l’ascesa sarebbe una causa secondaria.
«Lo vedevo ogni giorno salire e scendere per la collina con il trattore, scambiavamo due chiacchiere e poi via ognuno proseguiva il proprio lavoro. Quel giorno l’ho visto attorno alle 17». Quindi l’incidente dovrebbe essere avvenuto più tardi, forse verso le 20, anche se solo gli esami autoptici sul corpo potranno stabilire l’ora del decesso. Ma restando sull’incidente uno dei migliori amici di Carlo, Leo Serri titolare di un’officina a Levizzano, ha un’altra ipotesi: «Credo che abbia avuto un malore e solo in seguito il trattore si sia cappottato». A quel punto Carlo è rimasto bloccato sotto il mezzo agricolo e l’allarme è scattato attorno alle 21,30, quando i familiari non lo hanno visto rincasare. I soccorsi, però, sono stati inutili e Carlo Orini è stato ritrovato senza vita, non lontano dalla sua vite.
«Il trattore era “scarico” (privo di rimorchio, ndr) ed è per questo che ritengo che l’incidente sia stato causato da un malore». È sempre Leo Serri a parlare, un amico con cui Carlo condivideva la passione per le moto d’epoca: «Amava le Ducati - prosegue - e tutti i fine settimana andavamo insieme a fare le classiche gite in moto. Di Carlo non scorderò mai la bontà: era una persona che si faceva in quattro per gli altri».
Lo stesso ritratto che si può intuire dalle parole dei vicini: «Persona e famiglia contraddistinte da una correttezza unica. Un uomo per bene».
Carlo nella vita era stato anche benzinaio, quando ancora una ventina d’anni fa a Levizzano c’era il distributore, e operaio, ma da tempo si dedicava alla terra. Lascia una moglie e quattro figli.
«Spero di poter seguire il corteo funebre con la moto per salutarlo un’ultima volta», conclude Leo Serri.
Ma per la data del funerale si dovranno attendere gli accertamenti autoptici.
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