Gazzetta di Modena

Modena

Girone, un addio alla polizia dopo 41 anni

Girone, un addio alla polizia dopo 41 anni

Entrò ventenne nella Mobile, poi lotta alla droga e Digos: «Noi arrestammo Salvatore Badalamenti»

2 MINUTI DI LETTURA





«Sapete qual è di tanti il mio giorno più faticoso? Questo. Devo consegnare le manette e la pistola...».

E se lo dice lui, bisogna credergli, perchè in 41 anni di polizia di Stato, i sostituto commissario Pierpaolo Girone di giornate dure e intense ne ha davvero passate. Maglietta polo, jeans, il sorriso sempre pronto: sempre informale, quasi mai in prima linea a far luccicare divise ed encomi, quando lo si incontra per i corridoi della sua casa, la questura, così come durante manifestazioni, tafferugli, sirene che sfrecciano, lui appare come quello che sa, che conosce qualcosa, che sta gestendo la situazione perchè ne conosce le trame e i segreti. E in effetti la sua esperienza sul campo è forse unica presso la questura di Modena: a vent’anni indossò la prima divisa ed era in forza alla Mobile, poi una ventina d’anni alla cosiddetta “narcotici”, nei reparti antidroga, quindi la dirigenza del commissariato di Carpi e poi, nell’ultimo decennio, le indagini della Digos erano diventate il suo pane quotidiano. «Negli anni ’80 e ’90 era esploso in tutta la sua virulenza il fenomeno della droga, l’eroina correva a fiumi, in ogni strada c’erano situazioni di spaccio. Era una lotta quotidiana, c’erano tanti tossicodipendenti messi in ginocchio dalla droga pesante, gli spacciatori erano organizzati e già allora avevano parecchi galoppini. Ricordo le “rivolte” dei residenti, quella in particolare in via Nonantolana, quando scesero in strada con i bastoni pronto ad aggredire gli spacciatori. Ricordo anche l’operazione Ambra, quella che mise alla luce un giro di riciclaggio di denaro sporco tra il Carpigiano e la turchia: acquirenti turchi venivano nel nostro territorio, compravano con i soldi sporchi le macchine per il tessile dismesse, poi una volta arrivati in Turchia le rivendevano e una parte del denaro, divenuto pulito, ritornava nel Carpigiano. E mi ricordo anche quando prendemmo Salvatore Badalamenti, il nipote di Tano, fu quando Falcone venne a Bologna per una udienza e noi scoprimmo che, a causa di una faida mafiosa in sicilia, Salvatore ed altri della sua banda si erano nascosti tra Modena e Reggio. Lui riuscì a fuggire dal covo ma lo arrestammo nel Bergamasco». Vennero poi gli anni della Digos: «Posso dire di aver coperto il passaggio dall’eversione, i cosiddetti conflitti tra destra e sinistra, all’era attuale, legata ai fatti del Medioriente, il terrorismo internazionale e le possibili infiltrazioni nel territorio». “Giro” si adopera anche nella Società Operaia Mutuo Soccorso ed è legatissimo con la comunità di Chicago. «Il mio ricordo più bello? Non ce n’è uno, ci sono le tante squadre con cui ho condiviso il mio lavoro».

Stefano Totaro

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google