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Modena sfila per Betta: «Perchè la sua morte non sia stata inutile»

di Gabriele Farina
Modena sfila per Betta: «Perchè la sua morte non sia stata inutile»

Un silenzio surreale sotto la casa della vittima: centinaia di persone accanto al marito e ai parenti. «Pari opportunità? Una concessione»

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MODENA. Un silenzio surreale. Sotto la casa di Bernardetta Fella si respira un’atmosfera di attonito rispetto. Sono le 21.23 e il sindaco Gian Carlo Muzzarelli ha appena chiesto un minuto di raccoglimento. Un segno per ricordare Betta, la donna uccisa dall’ex compagno e abbandonata in un frigorifero. (QUI L'ARTICOLO)

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I modenesi sono scesi in centinaia per abbracciarla. Sono almeno seicento a stare accanto all’ex marito, ai figli, ai genitori, ad amici che ancora non si spiegano che una «persona così dolce possa aver trovato una morte così» e «la sua morte non deve restare inutile».

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I figli non parlano, il padre domanda giustizia. Nei volti si legge un trauma. «È stata mia collega dal 1982 - racconta Tina Nardi - lavoravamo insieme negli asili del Comune. Allora aveva due figli piccolini ed era felice. L’avevo conosciuta come Betta. Appena ho saputo il fatto e ho collegato che era lei la Bernardetta di cui si parlava mi sono sentita raggelare il sangue. Nessuno merita una morte così, lei non la meritava».

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Aveva attraversato una fase della vita in cui era seguita dai Servizi, come l’ex compagno. «Non è un fallimento dei Servizi - ribadisce il primo cittadino Muzzarelli - bisogna trovare un meccanismo per isolare le persone al punto giusto». «Bisogna che facciano una legge forte - denuncia il testimone di nozze dell’ex marito - in cui basta un episodio per essere puniti. Farei un braccialetto esplosivo». Per il consigliere regionale Giuseppe Boschini le norme più forti sono una parte della risposta. «Serve una cultura diversa - aggiunge Boschini - in cui si educhi sin dalle prime fasi all’affettività».

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I modelli prevalenti, tuttavia, sembrano essere diversi. Le pari opportunità di cui si parla tanto? «Una concessione». La condivisibile denuncia è di Valentina Graziosi. Indossa la fascia tricolore in rappresentanza del Comune di Castelfranco. Fino a qualche mese fa era una semplice psicologa, ora è assessore proprio alle Pari Opportunità. «Ogni volta sembra che noi donne dobbiamo giustificarci - denuncia Graziosi - è tutto un problema culturale: ci sono stereotipi da distruggere». Qualche esempio? «Una donna che subisce violenza - risponde l’assessore - e si trova a essere quasi accusata perché indossava i jeans. Le pari opportunità sembrano una concessione».

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A inizio febbraio c’era stata un’altra veglia a Modena contro il femminicidio. «Nessuna donna a Modena può dire di non aver subito violenza», denunciava allora Serena Ballista, presidente dell’Unione donne italiane di Modena. A distanza di mesi la situazione non sembra migliorata. «Alla sera non ci si sente sicuri a muoverci - racconta Lara - e in generale non mancano episodi fastidiosi. Mi ricordo quando da ragazzina c’era chi muoveva la mano per toccare le giovani in autobus. Non è cambiato niente».

«Per le donne non si fa niente - garantisce Antonella Bernardo, responsabile della sicurezza per il centro storico - non c’è una legge che ci tutela. Se la situazione continua così dobbiamo marciare su Roma». «A Modena bisogna avere il coraggio di denunciare», afferma Muzzarelli in piazza Alessandrini. Una risposta al pessimismo che potrebbe sorgere: la vittima lo aveva fatto più volte.

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Bisogna ripartire dal basso, «andando nelle scuole», come spiegato dall’assessore alle Pari opportunità di Modena. «Attendiamo risposte», chiedono tante donne. Pretendono rispetto. In mano hanno uno scialle rosso, come quello lasciato sotto la casa di Betta.

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