Gazzetta di Modena

Modena

«Troppi trattori fuori norma»

di Andrea Perini
«Troppi trattori fuori norma»

L’analisi di Renato Di Rico direttore del servizio prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro

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«La maggior parte dei trattori utilizzati dagli agricoltori diretti, o dalle aziende a conduzione famigliare, non sono a norma». Un’analisi lucida, basata sugli interventi effettuati e sulla realtà che contraddistingue le campagne modenesi ma più in generale quelle italiane, dipinge le condizioni di sicurezza critiche in cui molti agricoltori portano avanti il proprio lavoro. E a farla non è certo uno sprovveduto ma Renato Di Rico, direttore del servizio prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro (Spsal) area sud Ausl di Modena. «Dati alla mano - spiega - il 40 per cento degli infortuni mortali sul lavoro in ambito agricolo sono direttamente collegati ai trattori. Un altro 20 per cento è legato invece alle attrezzature legate ai trattori. Insomma: circa il 60 per cento degli infortuni mortali sono legati in un modo o nell’altro ai trattori». E questa grande incidenza dei trattori nella mortalità degli agricoltori è legata sia «al fatto che lavorare sui pendii con queste macchine è altamente pericoloso» ma anche «perché la maggior parte di questi sono antiquati».

Dal 1991 al 2015, secondo le statistiche stilate dal servizio di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro, sono 77 gli agricoltori che hanno perso la vita sui campi modenesi, 25 dei quali nell’ultimo decennio. Una media nei 25 anni presi in considerazione che supera, seppur di poco, i tre morti all’anno in agricoltura (media 3,1).Il calo delle vittime è arrivato attorno al 2000 anche se nei 15 anni successivi le vittime sono rimaste sempre costanti. Dal 1991 al 1995 si sono verificati 19 incidenti mortali nel comparto agricolo, dato confermato nei cinque anni successivi quando le vittime sono state 20. Con l’innovazione tecnologica e l’inserimento di norme più stringenti in materia di sicurezza le vittime sono calate ma non di molto. Dal calo nel quinquennio 2000-2005, in cui i morti furono 13, gli infortuni mortali sono sempre stati costanti fino ai giorni nostri: dal 2006 al 2010 furono 11 mentre dal 20012 al 2015 sono tornati a quota 14.

«L’agricoltura - continua Di Rico - è spesso un secondo lavoro e questo aumento la pericolosità. L’età avanzata è un fattore che aumenta il rischio ma anche la tendenza a fare ogni lavoro, ogni riparazione in casa propria incide». Le norme oggi, molto restrittive, impongono «la messa a norma dei mezzi anche alle aziende a conduzione famigliare. Con il decreto legislativo del 9 aprile del 2008, il numero 81, tutti i mezzi devono essere a norma con barre anti rollio e cinture di sicurezza». E in caso di inadempienza «si commette un reato penale». Per agevolare l’agricoltore «la procedura è semplificata. In pratica una volta individuata una violazione della sicurezza viene stilato un verbale di prescrizione ma se al secondo controllo la modifica non è stata apportata si avvia una procedura penale. E lo stesso vale in caso di infortunio o incidente mortale se il mezzo non rispetta le norme».

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