Gazzetta di Modena

Modena

Cavezzo, la “piccola storia” della terra di Antonio Delfini

Rolando Bussi
Cavezzo, la “piccola storia” della terra di Antonio Delfini

Dalla Bassa uno sguardo... alle stelle: qui sorge l’Osservatorio “Montanari”

4 MINUTI DI LETTURA





Anch'io, come tanti altri Modenesi, sono andato a comprare mobili a Cavezzo, mi pare un letto e un armadio. Ho percorso la Statale n. 12 Abetone-Brennero, e arrivato alla Cappelletta del Duca, oratorio circolare voluto da Francesco V d'Este quale ringraziamento per uno scampato attentato lì avvenuto (siamo ancora nel Comune di Medolla), ho girato a sinistra e imboccato un lungo stradone fiancheggiato da edifici industriali. Confesso di aver fatto fatica a individuare il centro storico.

[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:foto-e-video:1.13746286:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/modena/foto-e-video/2016/06/30/fotogalleria/c-era-una-volta-cavezzo-viaggio-nel-paese-del-secolo-scorso-1.13746286]]


È un paese senza una “storia” alle spalle, ricordato in un documento del 1140; successivamente nel 1203 appare citato come “Isola di Sant'Egidio” poiché nello stesso anno venne innalzato un oratorio in onore del Santo; appare nominato come cavaedicium solo nel 1322 e faceva parte della Corte di Roncaglia. Il Secchia (bisognerebbe chiamarlo “la Secchia”, come fa la vicina Concordia!) all'inizio scorreva in mezzo al paese.
Cavezzo, su una superficie di 26,83 Kmq, ha oggi poco più di 7.000 abitanti.

[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:foto-e-video:1.13746351:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/modena/foto-e-video/2016/06/30/fotogalleria/c-era-una-volta-cavezzo-le-immagini-del-paese-i-volti-dei-cittadini-1.13746351]]


Nel 1877 nel centro di Cavezzo, divenuto Comune nel 1859 separandosi da Mirandola, risiedevano soltanto 400 dei 4.979 abitanti del Comune. In effetti, chi guardi la Pianta della Borgata di Cavezzo del 1897 conservata nell'Archivio Storico del Comune e pubblicata nel bel volume Per una storia di Cavezzo vedrà ben pochi nuclei abitativi, per lo più nelle vicinanze della Chiesa parrocchiale (la nuova chiesa verrà costruita nel 1911), e una Piazza Garibaldi (ora Piazza Matteotti) desolatamente vuota. Lì il 20 settembre 1922 verrà inaugurato il Monumento ai Caduti, opera dello scultore Armando Manfredini, un monumento sfortunato. Nel 1943 il leone che lo sovrastava, assieme alla cancellata, fu smantellato per fornire armi alla guerra e sostituito nel dopoguerra da una stele in marmo, su cui per non molti anni si è eretta una fiamma in bronzo, sostituita nel 2004 da un nuovo leone in bronzo.

[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:foto-e-video:1.13746386:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/modena/foto-e-video/2016/06/30/fotogalleria/c-era-una-volta-a-cavezzo-il-paese-ieri-e-nel-2012-terremotato-1.13746386]]


Il territorio di Cavezzo era infatti prevalentemente agricolo, con mezzadri, braccianti e “camarant”. Larga era la produzione del gelso (la vite non era solo “maritata” all'olmo) e della canapa: quasi ogni podere aveva un macero.
Come ci ricorda Storia minima: Cavezzo 1860-1924 “un mulo valeva in media più di un cavallo, mentre un asino valeva meno di un maiale grasso”, e nel 1888 le “derrate principali che formano l'alimento usuale della popolazione” sono “pane, polenta, legumi e pesci salati”.
 

Nel 1877 venne fondata a Motta la Banca Agricola di Previdenza, divenuta poi dal 1884 Società Cooperativa, nel 1905 la Cassa rurale di prestiti, a cui subentrerà nel 1923 la “Banca Agricola”. Nel 1876 era stata costituita la Società operaia, che nel 1884 contava già 139 soci. Aveva però anche una Stazione ferroviaria, perché la ferrovia Modena-Mirandola, aperta nel 1884 e chiusa nel 1964, aveva una diramazione Cavezzo-Finale Emilia passando per San Felice, Rivara, Massa Finalese, con un percorso di circa 20 km.

Due sono le frazioni di Cavezzo: Motta e Disvetro.

Motta ci conduce attraverso il Secchia nel Carpigiano, fino al 1860 con un traghetto, poi con un ponte di legno a pedaggio. “Essendo stato sostituito al passo con barche della Motta sul fiume Secchia un ponte in legno stabile”, una “carrozza od altro legno civile a quattro ruote carico di persone” paga 10 lire in “moneta di Modena” e 19 “in moneta d'Italia”, mentre un “somaro carico di persona” ne paga 2 o 4.

Disvetro significa vecchio condotto delle acque, oppure luogo dove le acque scorrevano; infatti nei tempi antichi un ramo del Secchia scorreva attorno a un dosso, presso l'attuale chiesa parrocchiale.

Non distante, dove è ancora presente la settecentesca dimora della sua famiglia, purtroppo inagibile perché gravemente danneggiata dal terremoto, visse Antonio Delfini (1907-1963), a cui è dedicata la Biblioteca civica di Modena, l'unico grande scrittore modenese del Novecento, a cui si deve Il ricordo della Basca ripubblicato nel 1956 con una lunga introduzione autobiografica (era uscito a Firenze nel 1938). Poco più a nord, al confine del Comune, sorge l'Osservatorio “Geminiano Montanari”.

Di proprietà dell'Amministrazione Comunale di Cavezzo, è stato realizzato grazie al lavoro volontario dei soci che, tra il 1975 e il 1978, hanno sacrificato il loro tempo libero per portare a compimento il progetto. I progetti dell'osservatorio e della cupola prevedevano la realizzazione di una struttura in muratura di circa 100 mq, con sala del telescopio sovrastata da una cupola in vetroresina da 4,5 metri di diametro, che ha portato alla scoperta di sei asteroidi. Il terremoto del 29 maggio ha provocato vittime e distrutto molte aree del paese. Ha danneggiato gravemente, tra l'altro, l'emergenza artistico-architettonica di maggior rilievo nel territorio cavezzese, la chiesa parrocchiale di Santa Maria ad Nives a Motta, la cui costruzione trae la sua origine da una cappella del XIV secolo. Un mio caro amico, grande fotografo, Giovanni Chiaramonte, mi ha concesso di pubblicare qui le immagini del terremoto raccolte in Interno perduto, edito da Franco Cosimo Panini, chiedendomi, “se puoi, un tuo breve commento a quella opera a me così dolorosamente cara”.

Rolando Bussi

bussirolando@gmail.com

(36, continua)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google