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Nuovi musulmani, conversioni in crescita a Modena

di Gaetano Josè Gasparini
Nuovi musulmani, conversioni in crescita a Modena

Sono sempre di più i cristiani che anche nella nostra provincia decidono di cambiare religione. La storia di Fabrizio

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Secondo un recente rapporto dell’UCOII, l'Unione delle Comunità Islamiche d'Italia, una delle principali organizzazioni musulmane nel paese, sarebbero circa 70mila gli italiani convertiti all'Islam, un numero in costante aumento con 4mila nuovi musulmani ogni anno. Più che di “conversione” i musulmani parlano di “ritorno” all'Islam poiché essi credono che ogni uomo sia nato musulmano.

A Modena e provincia vivono una trentina di italiani convertiti all’Islam. Per diventarlo la procedura è semplice: l'aspirante musulmano deve pronunciare pubblicamente che «non c'è Dio al di fuori di Allah e che Mohamed è il suo Profeta». Una formula standard chiamata Shahada, la testimonianza di fede, il primo dei 5 pilastri dell'Islam cioè gli obblighi fondamentali di ogni musulmano.

«Il rapporto con i miei familiari non è cambiato. All'inizio c'era un comprensibile scetticismo, i miei genitori sono cattolici praticanti ma con pazienza ho spiegato loro che per me il Corano è solo il completamento della rivelazione di Dio, cominciata con Abramo, continuata con Gesù e conclusasi con Mohamed, l'ultimo di una lunga serie di Profeti sceso in terra per portare il messaggio definitivo di Allah».

A parlare è Fabrizio Tello, 35 anni, originario di Napoli e residente a Modena da circa 10 anni. Operaio in fabbrica, sposato con una musulmana marocchina, Fabrizio frequenta la Casa della Saggezza, Misericordia e Convivenza di via Portogallo e si fa chiamare Abdulrahman, il “misericordioso” in arabo. Quella di adottare nomi di ispirazione islamica è una consuetudine fra i convertiti ma non un obbligo.

Una parte dei nuovi musulmani si converte per questioni matrimoniali: l’Islam impone infatti la conversione all'uomo non musulmano che desidera sposarsi con una donna musulmana. Quest’ultima invece è libera di mantenere la sua religione nel caso di matrimonio con un uomo di fede islamica. «Sono tornato all'Islam nel 2009, all'epoca conoscevo pochi musulmani e non ero ancora sposato. Per me si è trattato di una ricerca spirituale personale cominciata anni prima e inserita in una più vasta rimessa in discussione della mia vita, le classiche domande esistenziali che prima o poi tutti si pongono mi hanno riportato spontaneamente all'Islam», dice Fabrizio Abdulrahman.

Nato in una famiglia campana di confessione cattolica Fabrizio è stato anche lui un cristiano osservante: «A livello spirituale bisogna leggere i testi sacri e approfondire la conoscenza di Dio quotidianamente: studio e preghiera vanno quindi di pari passo nella scoperta dell'Islam». L'adesione alla nuova religione non ha sconvolto lo stile di vita di Fabrizio: «Non ho mai fumato e ho sempre bevuto poco alcol, la rinuncia al maiale non è stato un sacrificio. Ma i cambiamenti nel mio modo di vivere sono stati profondi, l'Islam infatti è più di una religione, è un sistema di vita basato sul comportamento quotidiano: ci sono regole precise e l'uomo ha bisogno di regole poiché senza riferimenti l'individuo si perde nel vizio e nell'ozio».

Fabrizio Abdulrahman si è convertito dopo l'11 settembre 2001, data spartiacque nella percezione occidentale dell'Islam, d'allora sempre più associato al jihadismo e al terrorismo internazionale: «La mia reazione è stata di protesta rispetto alla propaganda antimusulmana sorta con forza in quel periodo: è proprio in quel clima che ho preso in mano il Corano per la prima volta e ho cominciato a leggerlo, ho capito che l'immagine che si cercava di dare dell'Islam era caricaturale, incompleta, faziosa».

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