Se la moschea si anima come un oratorio
Molta attenzione ai giovani: «Un vero osservante non beve, non fuma, non si droga e non è violento»
Sono giovani, conoscono le lingue, sono preparati, ambiziosi, misurati e colti. È la gioventù musulmana che cresce in città, migranti di seconda generazione, cittadini italiani nati all'ombra della Ghirlandina.
Presso la Casa della Saggezza, Misericordia e Convivenza di via Portogallo, il secondo centro islamico di Modena per dimensioni, incontriamo Ayoub Bakari, 16 anni, cittadino italiano di origine marocchina: «Per me la moschea è come una seconda casa, e i “fratelli” che la frequentano sono la mia seconda famiglia».
L’associazione culturale islamica di via Portogallo, legata all'organizzazione di carattere nazionale “Partecipazione e Spiritualità Musulmana”, dedica molta attenzione all'educazione dei giovani. Al centro delle attività ci sono le lezioni di lingua araba e gli incontri e i raduni spirituali del fine settimana in cui i ragazzi vengono stimolati al dibattito e alla condivisione di opinioni partendo da qualche “Sura” del Corano.
«Organizziamo gare di recitazione coranica ma anche momenti più ludici come tornei di calcio», dice il giovane, studente di un istituto tecnico e aspirante architetto. Quasi tutti i centri islamici del territorio hanno una costola giovanile, nella “moschea” di via Portogallo i futuri dirigenti parlano perfettamente l'italiano, danno del “lei” a tutti gli adulti, non sbagliano un congiuntivo e per molti aspetti seguono le mode e le tendenze dei loro coetanei. «Abbiamo tutti uno smartphone, io trascorro in media un paio d'ore sui social network che se usati con intelligenza possono essere una risorsa e una fonte di informazione importante: l'Islam non ci vieta l'uso della tecnologia, in quest’ottica la mia ambizione è quella di diventare un architetto più che un imam», dice Ayoub, figlio di una casalinga e di un religioso diplomato in teologia islamica a Casablanca. Ma l'inquadramento dei centri islamici serve anche come punto di riferimento e di aggregazione quotidiana: «Un vero musulmano non beve, non fuma, non si droga, e soprattutto non è mai violento; inoltre, oggi basta che un pazzo qualunque, dopo aver commesso qualche atrocità, pronunci due parole in arabo e si appelli all’Isis per scatenare il panico, infangando una religione seguita da circa un miliardo e mezzo di persone nel mondo».
Trasmissione della cultura e della lingua d’origine, educazione alla diversità, angolo di aggregazione, di sport e di socialità, luogo di preghiera, le attività giovanili dei centri islamici somigliano a quelle degli oratori: «Come musulmano italiano mi sento di rivendicare la mia identità complessa, islamica e modenese, - afferma Ayoub - fra noi ragazzi del centro parliamo in italiano, quando usciamo andiamo volentieri in pizzeria o in gelateria, qui in città non ci sentiamo esclusi dalla società in cui viviamo». L'unico tabù resta il rapporto di genere in un'età in cui la curiosità è grande: «Le attività e le preghiere sono separate, questo resta sempre un luogo di raccoglimento e di virtù non una discoteca, qui si viene a studiare, a pregare e a socializzare senza malizia», conclude Ayoub. (g.j.g.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
