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Tragedia in piscina a Campogalliano: è morta la piccola Malak

di Valentina Corsini
Nel box la piccola Malak, nell'immagine centrale la piscina di Campogalliano
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Nel box la piccola Malak, nell'immagine centrale la piscina di Campogalliano

La mamma sconvolta: «Era solare e piena di vita. Non do colpe a nessuno, ma qualcuno poteva vigilare di più»

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CAMPOGALLIANO. «Malak era una bimba tranquilla, solare, piena di vita. Sono sconvolta per quello che è successo, ma non do colpe a nessuno. Dio l’ha voluta e se l’è presa».

Si lascia andare alle lacrime Nadia El Kardui. La donna è la madre 46enne della piccola Malak, la bimba di 7 anni morta ieri al Policlinico di Modena, dove versava in condizioni disperate da domenica pomeriggio dopo essere finita sott’acqua mentre si trovava presso la piscina Omaha di Campogalliano insieme al padre, Khalid Majid. Una piscina che la famiglia Majid, d’origine marocchina ma residente a Campogalliano da anni, frequentava spesso. E dove Nadia e il marito Khalid, erano soliti portare la loro piccola Malak e il suo fratellino di 12 anni, Ziad, a trascorrere i caldi pomeriggi estivi in cerca di refrigerio. E domenica Malak non avrebbe nemmeno dovuto esserci in piscina.

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«Io e Khalid avevamo portato Malak e Ziad in piscina venerdì, e poi sabato mio marito ce li ha portati di nuovo - riprende El Kardui - Domenica pomeriggio invece, inizialmente mio marito c’è andato portando con sé solo Ziad. Malak è rimasta a casa con me. Poi però ha iniziato a piangere perché voleva andare anche lei con il fratello e il padre a nuotare. Le piaceva molto. Così ho telefonato a mio marito pregandolo di tornare a casa a prenderla, mentre le preparavo tutto l’occorrente per la piscina. Non so darmi pace».

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In un attimo il pomeriggio in piscina si è trasformato in tragedia. Faceva molto caldo domenica e la vasca della piscina era affollata. Il padre era a bordo vasca che la guardava nuotare, quando all’improvviso Malak è finita sott’acqua riemergendo priva di sensi. Tempestivo è stato l’intervento di un altro bagnante, come racconta la madre. «Francesco, un ragazzo del paese che conosciamo bene, ha subito soccorso mia figlia - riprende El Kardui - ma Malak non respirava. Mio marito mi ha chiamata subito in lacrime dicendomi che era più morta che viva. Io ero in casa che stavo preparando il tiramisù per cena. Non volevo crederci. Mi sono precipitata in piscina ma l’avevano già caricata sull’ambulanza e trasportata al Policlinico. I medici ci hanno detto che era molto grave, perché il cervello aveva subito dei danni stando sott’acqua. E dopo averla tenuta per giorni in terapia intensiva, purtroppo ieri alle 15 ci hanno comunicato la morte cerebrale. Io non do colpe a nessuno, però i bagnini che dovevano vigilare non l’hanno fatto a modo. Frequentavo anch’io quella piscina, e non erano attenti come ci si aspetterebbe».

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Tante poi le visite ricevute ieri da Nadia El Kardui, una volta giunta la notizia della morte di Malak, da parte dei vicini di casa italiani della famiglia marocchina, che abita in un quartiere residenziale di Campogalliano. «Io e mio marito viviamo e lavoriamo qui da anni, i nostri figli sono nati qui. L’affetto dei vicini e degli amici è l’unico conforto. Ma martedì porteremo Malak in Marocco, noi siamo musulmani, e per una questione religiosa abbiamo deciso così» conclude infine Nadia El Kardui.

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