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Il Pd: «Facciamo la fusione di sette Comuni»

«Sarà la più grande in Regione. Solo vantaggi per i cittadini». Intanto escluse Finale e San Possidonio

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Un altro progetto di fusione tra i Comuni. E si tratta della proposta che lo scorso anno aveva formulato il sindaco Maino Benatti, incassando però l’indifferenza dei colleghi timorosi di una mirandolesizzazione della Bassa e la promozione di altri progetti alternativi con tanto di studi di fattibilità (il più storico è la fisioone San Prospero-Cavezzo-Medolla, che doveva chiamarsi Roncaglio) di cui ora non si parla più.

A promuovere un nuovo supercomune sono i circoli Pd. ma la questione è stata presentata anche a margine dei consigli comunali. In una nota, il partito parla di «progetto innovativo di sviluppo dell'Area Nord nato, discusso e proposto dai Circoli Pd della Bassa. La Direzione provinciale del Pd, nella riunione di sabato 2 luglio, ha approvato all'unanimità l’ordine del giorno sulla nascita del coordinamento dei Circoli Pd per la fusione dei Comuni della Bassa. In sostanza, i Circoli Pd di Camposanto, Cavezzo, Concordia, Medolla, Mirandola, San Felice e San Prospero si fanno promotori del progetto del Comune unico della Bassa». Che sarebbe la fisione più grande in cantiere

«L'idea nasce dal basso - ha garantito alla Direzione il coordinatore del progetto Paolo Pirazzoli - È il frutto di decine di incontri che si sono tenuti nei Circoli della Bassa, che hanno coinvolto più di un centinaio di dirigenti e amministratori Pd. Incontri estremamente partecipati». L'obiettivo è realizzare la fusione entro il termine dell'attuale legislatura, passando, come previsto dalla legge, attraverso un referendum popolare. Che come noto ha dei limiti: se infatti la popolazione di un Comune vota no, ma la maggioranza dei Comuni vota il sì, quel Comune viene comunque fagocitato. Una legge “diversamente democratica” che altrove ha spaventato, e che ha innescato parechcie polemiche,

Ma il Pd rassicura: «Ci sarà un serio ed approfondito percorso partecipativo ed informativo con i cittadini, che alla fine, appunto, si esprimeranno con un voto. La ricostruzione post-sisma si intreccia insomma anche con la riforma degli Enti locali. Un Comune unico significa razionalizzare le risorse per massimizzarne l'utilizzo, aumentare l'efficienza, ridurre gli sprechi, valorizzando, nel contempo, le singole comunità che potranno continuare a contare, nei singoli municipi, sui servizi a disposizione dei cittadini

La questione ora approderà nei consigli comunali. Intanto ci sono già due esclusi: la derelitta Finale, che ha da poco perso la amministrazione Pd e la piccola San Possidonio, che teme evientemente di essere stritolata dal supercomune.

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