Gazzetta di Modena

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«Liti in famiglia? Una piaga quotidiana a Modena»

di Stefano Totaro
«Liti in famiglia? Una piaga quotidiana a Modena»

La Polizia: «Interventi in crescita, uno o due al giorno e tutti i giorni. Il nostro lavoro simile a quello di assistenti sociali»

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MODENA. «Liti in famiglia, maltrattamenti, vicini che sentono urla e rumori di oggetti che vanno in frantumi? Ogni sera o comunque quando svolgo il mio turno facciamo uno o due interventi. E non ci sono pause, è così tutti i giorni e il fenomeno è costante da anni. Noi della Volante ormai svolgiamo a tutti gli effetti un compito simile a quello degli assistenti sociali».

L'omicidio di Bernardetta. Il caso estremo dell’omicidio di Bernardetta Fella, la 55enne uccisa dall’ex convivente, come lei seguito dal centro di salute mentale, fa ancora discutere: come hanno riferito familiari e amici di lei, la donna più volte aveva chiesto l’intervento delle forze dell’ordine ma non aveva mai portato a termine le denunce che aveva annunciato.

La polizia interviene. «La polizia - spiega l’agente - ha tra i suoi compiti primari e fondamentali proprio la tutela, la difesa della persona. Pertanto l’intervento non è da considerarsi straordinario, è che per svolgerlo nel migliore dei modi bisogna acquisire quell’esperienza che solo la frequentazione, l’avere a che fare ripetutamente con casi simili, la pazienza e il cosiddetto “occhio clinico” possono dare. E inoltre ci vuole una buona dose di sensibilità personale, bisogna sapersi approcciare alle persone, saper distinguere se si tratta di un litigio estemporaneo, di uno screzio “normale” oppure se c’è una situazione più grave e sommersa. Quando la centrale ci invia - spiega l’agente - e andiamo ad affrontare una situazione nuova, la prima cosa da fare è ristabilire la calma tra le parti, quietare il diverbio. E nel frattempo bisogna, nel minore tempo possibile, riuscire a creare un quadro preciso della scena che ci si è appena presentata davanti. Ovvero se ci sono figli minori coinvolti, magari che sono in un altra stanza impauriti ed ansimanti, se il litigio è nato per un motivo di lavoro, in che stato è la casa, se vi è degrado... Insomma una prima panoramica».

La tecnica di "recupero". «Poi cerchiamo di dividere in ambienti separati i due contendenti - spiega - in modo che la donna possa iniziare ad aprirsi. È la fase più difficile. Io cerco di approcciarmi cercando di far crollare quella diffidenza che di solito la gente ha verso la divisa. Dico alla vittima che è il momento di aprirsi, che si deve fidare, che la sua situazione purtroppo è comune a quella di tante altre donne come lei e che bisogna fare qualcosa. Spesso le vittime si vergognano, dicono “adesso cosa dirà il vicinato che ha visto le macchine della polizia...”» oppure, peggio, non appena vedono che arriviamo cercano di far finta di niente perché hanno paura di ritorsioni da parte del marito. Ma tutto comunque viene notato, viene fatto un rapporto e il caso resta segnalato. E capita che poi arrivi dopo qualche giorno una seconda chiamata e la donna ci sveli che nell’occasione precedente non se l’era sentita di parlare. Differenze tra italiane e straniere? Le straniere sono molto timorose».

Ogni caso non si risolve semplicemente con un sopralluogo, un mordi e fuggi o un indirizzo con nominativi da depositare poi in centrale: gli interventi sono lunghi, richiedono il tempo necessario e non si risolvono certo in pochi minuti.

«Dunque è nella fase dell’avvicinamento, del colloquio che si riesce a capire meglio cosa sia successo. E bisogna stare attenti, a volte ci sono separazioni in atto con scambi di accuse reciproche, a volte sono battibecchi per soldi, insomma ci si rende conto che siamo nell’ambito di alterchi di famiglia. Ora, e giustamente, i vicini chiamano e lo fanno molto spesso, non appena sentono che il volume della voce è piuttosto alto». «Altre volte invece la donna ha subito violenza. Spesso non arriviamo in flagranza di reato ma capiamo subito, magari anche quando non ci sono sangue o lividi apparenti, che è successo qualcosa di grave. E in qual caso interveniamo. Mi è capitato più volte di procedere all’arresto oppure che si arrivasse all’allontanamento dalla casa del violento o dello stalker».

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