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Pd, ora tutti contro tutti Bursi: «Basta con i gufi»

Pd, ora tutti contro tutti Bursi: «Basta con i gufi»

Il segretario si difende nella direzione provinciale ma ammette la sconfitta e attacca Richetti. Tregua fino al dopo-Referendum, poi cambio della guardia

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È stata una direzione provinciale “tutti contro tutti” quella che si è consumata ieri mattina. Doveva essere il prologo post-elettorale, per provare a rialzare la tesa, è stato piuttosto un modo per prendersi ulteriormente a testate, al di là delle dichiarazioni di facciata.

Lucia Bursi nel mirino, ma comunque meno del previsto, in una gestione che, alla luce dei risultati elettorali, non ha dato i frutti sperati, per usare un eufemismo.

Nel mirino anche le dichiarazioni di Matteo Richetti dei giorni scorsi, alle quali il segretario provinciale Lucia Bursi ha risposto indirettamente: «Mi pare strumentale prendere un solo elemento e farlo diventare l'unico che ha causato la perdita delle elezioni solo, magari, per suffragare specifiche tesi: non ce la si potrà cavare attraverso l'individuazione di capri espiatori, segretari o candidati che siano, seppur naturalmente non indifferenti al risultato». Per quanto attiene al voto locale, Lucia Bursi non ha esitato a parlare di «un bilancio per il Pd anche in provincia di Modena negativo».

«È il momento di avviare veramente una stagione innovativa nel governo dei territori - ha concluso Lucia Bursi - verso le forme associative, le unioni, le fusioni. Dobbiamo essere aperti e innovativi verso i cambiamenti. Il Pd deve smettere di dare di sé l'immagine di un partito interessato (neanche più ai suoi equilibri, come si sarebbe detto un tempo), ma solo alle sue liti e alle sue rivendicazioni. Credo che i problemi dei cittadini non si possano risolvere con il lanciafiamme, i gufi e le cassandre».

Dopo la relazione di Lucia Bursi, gli interventi più significativi sono stati quelli di Roberto Solomita, sindaco di Soliera, e Luca Sabattini, consigliere regionale, che hanno rilanciato l’idea di un progetto di rinnovamento generazionale (parlano di loro stessi?) oltre a sottolineare il rischio di un eccessivo autoassolvimento del gruppo dirigente del Pd modenese.

Paolo Trande, capogruppo Pd in città, ha criticato l’azione del governo dicendo che anche a livello locale ne abbiamo pagato la conseguenza e chiede di ritornare all’elettorato tradizionale della Sinistra (e quale sarebbe in questo quadro politico?). Giuseppe Boschini, consigliere regionale, chiede, di fatto, di pensare già ora a quali candidati proporre nel 2019 per non rischiare di perdere in molti comuni. Paolo Negro ha sottolineato come uno dei motivi per cui si sarebbe perso nei comuni modenesi è che il Pd è ancora eccessivamente visto come conseguenza dei Ds e della Margherita e non come un nuovo partito. Stefania Gasparini, assessore di Carpi, unica a definirsi renziana, è intervenuta (a sorpresa o forse no) a sostegno della segretaria con un intervento molto deciso in cui ha chiesto una maggiore unità del partito, della serie se va male per Renzi non ci sarà nessun salvatore della patria ma si andrà a casa tutti. Giovanni Taurasi è intervenuto attaccando tutto il gruppo dirigente dicendo che andare sui giornali a spararsi addosso fa comodo a tutti.

In ognuno di questi interventi si è data una lettura diversa della sconfitta elettorale, e se sicuramente è vero che le cause sono diverse e molteplici, rimane il fatto che negli interventi ognuno ha marcato il proprio territorio. Non è intervenuto Matteo Richetti, rimasto nella prima parte della direzione. Come non è intervenuto nessun parlamentare. Il futuro? È un’ipotesi, diceva qualcuno, ma oggi nemmeno i più ottimisti hanno il coraggio di affermarlo. L’idea è quella della tregua armata fino al Referendum, poi cambiare. Ma sarà un problema anche solo trovare qualcuno che se la sente... (d.b.)

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