Il modenese scampato alla strage di Dacca: «Un attentato al cuore della mia vita»
Il conte modenese Gian Galeazzo Boschetti miracolosamente scampato alla strage di Dacca: «Ho 56 anni e per la follia di qualcuno, in un istante, ho perso moglie e amici. Ma resto qui, non torno»
MODENA. Il conte Gian Galeazzo Boschetti risponde con innata cortesia al telefono, lo stesso cellulare che in pratica gli ha salvato la vita durante l’attentato (proprio a causa di una telefonata si è allontanato dal tavolo del ristorante della strage, uscendo all’esterno del locale un attimo prima che i terroristi scatenassero l’inferno). A Dacca sono già le 20, il tono è diverso da quello che il modenese aveva l’altro giorno, quello di una persona ancora “sorretta” dall’interminabile tensione accumulata in ore e ore di situazioni terribili ed estreme. Il tono ora è profondo, le parole escono più piano, ma non per stanchezza.
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«Il mio è un dolore immenso, che non riesco a spiegare, è uno strazio interiore. In un colpo solo, la mia vita è stata sradicata di quanto avevo più caro, mia moglie, e poi gli amici, quelle sei, sette, otto persone che conoscevo e che vivevano qui ed erano al ristorante, il solito posto. E tutto questo solo per essere entrati in un locale, per un momento tutto sommato normale, usuale... Ho cinquantasei anni, da più di venti vivo qui in Bangladesh, ho creato qui il mio lavoro, i miei interessi che erano pure quelli di mia moglie, condividevamo tutto. Non voglio pensare al dopo, non voglio e non ci riesco ora che la ferita è, e comunque resterà sempre, aperta. Ma non devo stravolgere tutto credo, la mia vita è qui e resterò comunque qui. Quello che è incredibile e che è stato proprio un attentato al cuore della mia vita, in un momento ciò che avevo di caro è stato spazzato via e in che modo, da chi? Da assassini, da fanatici guidati da persone ancor più fanatiche di loro. Ma non voglio dilungarmi su ciò».
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«Vivo il mio momento privato e sto cercando di riorganizzarmi. Sono dovuto andare in ambasciata e dalla polizia per un nuovo interrogatorio, perché dovevo raccontare ancora una volta loro ciò che avevo vissuto, una sorta di ulteriore deposizione ufficiale. E immaginatevi... ancora una volta è stato un percorso doloroso, un rivedere ancora la morte di mia moglie. Quando ci sono casi terrorismo le procedure sono più complicate, ci vorrà del tempo per il rimpatrio. Sto iniziando ad avviare tutte queste procedure e poi con mia moglie torneremo in Italia».
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E tramite il nostro giornale un abbraccio forte agli amici modenesi. «So che tanti amici modenesi vorrebbero contattarmi, alcuni ci sono riusciti. Tramite questi pagine mando loro un abbraccio affettuoso e un grazie enorme per essermi vicino in questi momenti».
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