PARLIAMOCI. Guardarsi negli occhi
Ci si trova ancora, da qualche parte, nelle piazze, insieme, per tentare di dire qualcosa: una protesta, un dolore, un affetto, più di rado una gioia. L’altra sera le 500 persone...
Ci si trova ancora, da qualche parte, nelle piazze, insieme, per tentare di dire qualcosa: una protesta, un dolore, un affetto, più di rado una gioia. L’altra sera le 500 persone che si sono ritrovate al crepuscolo della Madonnina per stringersi nel ricordo di Betta ed esprimere il no di Modena alla violenza di ogni genere contro le donne hanno fatto più di quanto potevano: hanno lasciato un segno. Si sono incontrate, come hanno sottolineato le donne dell’Udi che hanno voluto questo abbraccio “per guardarsi negli occhi, per dirsi l’un l’altro che possiamo”. Certo, il primo pensiero di fronte a una donna fragile e dolcissima finita da un suo amore finito e rinchiusa bestialmente in un frigo va a quel “qualcuno”, a quel “qualcosa” di indefinito che tutti pensiamo avrebbe potuto, dovuto proteggerla. Le istituzioni, i servizi, le forze dell’ordine...: tutto vero, in questo caso qualcosa, qualcuno ha funzionato molto peggio di tante altre volte, se l’implorazione d’aiuto che Betta aveva più volte lanciato è sistematicamente caduta nel vuoto. Ma ad armare quel coltello, come le centinaia di armi che ogni anno in mano a maschi uccidono donne, ad armarlo comunque prima che qualcuno o qualcosa possa intervenire in tempo, resta un’idea misera e distorta dei valori di genere e del rapporto tra di essi. A partire da una latente, spesso inconscia, forma di prevaricazione che sa di rivincita se non di vendetta: che alle donne si possa concedere, pur a fatica, di aver ridotto qualche piccola distanza nell’affermazione di sé stesse nella società, ma in privato no. Nel privato il senso del rispetto, della comprensione, del limite se non altro, non è un assunto comune. Si può fare, a pezzi, qualunque donna: e perché questo scuota l’opinione pubblica, almeno quanto altri efferati delitti per mano di altri (e di qualche “altro” in particolare...) ci vuole ancora molto. Guardarci negli occhi, come l’altra sera per Betta, serve a vedere se quella scintilla di civiltà brilla: in noi e nel nostro conoscente, in noi e nel nostro vicino, magari così per bene a uno sguardo distratto. E illumina, proteggendole, un po’ di più, tutte le Betta che vivono intorno a noi. Insieme a noi. Anche qui.
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