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Strage di Dacca, imprenditore carpigiano: «Ore terribili senza notizie di un nostro collaboratore»

di Serena Arbizzi
Strage di Dacca, imprenditore carpigiano: «Ore terribili senza notizie di un nostro collaboratore»

Tra gli imprenditori del settore tessile che hanno rapporti commerciali continuativi con il Bangladesh c’è Mario Brani, di Carpi Promo. Brani conosceva Nadia Benedetti, una delle vittime della strage...

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CARPI. Tra gli imprenditori del settore tessile che hanno rapporti commerciali continuativi con il Bangladesh c’è Mario Brani, di Carpi Promo. Brani conosceva Nadia Benedetti, una delle vittime della strage all’Holey Artisan Café di Dacca, impegnata in Bangladesh come committente di alcune ditte del settore tessile italiane, tra le quali la Carpi Promo.

Brani, oltre al profondo dolore per la morte di Nadia Benedetti e degli altri connazionale, ha vissuto momenti di panico, durante la giornata di sabato, quando non riusciva a rintracciare un altro collaboratore, Rosario Lawrence, cattolico. «Per fortuna siamo riusciti a rintracciarlo, ma sono state e sono tuttora ore terribili - afferma Mario Brani - non avevamo sue notizie e temevamo che potesse essere avvenuto il peggio. Invece, sabato siamo riusciti a contattarlo. Non è andata altrettanto bene, invece, a Nadia Benedetti, che conoscevamo.

Provo orrore per quello che è successo. È raccapricciante: tutti gli operatori commerciali che sono lì, in Bangladesh, avevano impostato la propria vita per rimanere lì, per rendere più fiorente quel territorio. Non certo per speculare. Ed è agghiacciante sapere che persone in gamba come quelle che hanno perso la vita, che in quel momento erano con clienti e si stavano adoperando per rendere migliore l’economia di quel paese, siano state massacrate in quel modo. - conclude Mario Brani - Noi commercializziamo capi d’abbigliamento, tra cui t-shirt, con il Bangladesh».

Tanti operatori del tessile carpigiano sono increduli di fronte alla strage del primo luglio: Gian Galeazzo Boschini, modenese scampato alla strage e la moglie Claudia, la quale purtroppo è rimasta vittima della barbarie, stavano portando avanti, insieme a un medico, un progetto per aiutare le donne sfregiate dall’acido.

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