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Evasione fiscale: sequestrati 16,5 milioni

Evasione fiscale: sequestrati 16,5 milioni

La Guardia di Finanza e la Procura bloccano conti correnti a Modena e in Svizzera, mettendo i sigilli a 18 immobili

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Da manovali a imprenditori edili in pochi anni e poi, con operazioni discrete e senza mai strafare nell’esibizione del lusso, sono riusciti a nascondere al fisco operazioni immobiliari per 60 milioni di euro, nascondendone al fisco 50 milioni e con un’evasione di imposte pari a 23 milioni.

Questa volta però le Fiamme Gialle sono riuscite a mettere le mani sul tesoro accumulato.

Con un’operazione coordinata dalla Procura di Modena la Guardia di Finanza di Modena ha trovato nelle banche modenesi e svizzere i conti correnti che scoppiavano di contanti. Tutto sequestrato, assieme a 18 fabbricati e i responsabili, di cui la Procura non ha voluto fornire i nomi, sono stati denunciati a piede libero.

Sull’identità dei superevasori si sa pochissimo. I pochi dettagli che filtrano parlano di una famiglia campana a cui facevano capo, tra mariti e mogli, 26 imprese.

Molte di queste nel corso delle indagini sono risultate “cartiere”, come si chiamano in gergo le società che esistono sulla carta, pronte a sfornare bollette e fatture per operazioni inesistenti, in modo da scaricare per il fisco costi mai sostenuti.

Le attività edili della famiglia in realtà duravano da decenni a Modena. I finanzieri hanno avuto il loro da fare per risalire, nella ragnatela di società, gruppi, sigle, bonifici e fatture (quelle vere, quelle fasulle e quelle false del tutto) per capire dove finiva la contabilità ufficiale e dove cominciava il grigio oppure il nero vero e proprio. Non solo capitali nascosti ma anche di provenienza tutta da accertare, visto che molta parte dei soldi nascosti in Svizzera erano stati trasferiti con banconote da 500 euro, il taglio preferito per gli “spalloni”, come vengono chiamati i corrieri che portano denaro contante nelle valigette da Come e Varese alle accoglienti banche svizzere.

Ma cosa c’era dietro a questo vorticoso giro di denaro con un accumulo pari al bilancio di un comune di piccole-medie dimensioni? Le accuse parlano di riciclaggio e reimpiego e le accuse, dopo i sequestri di ieri, si fermano sulla soglia dei collegamenti con altri gruppi. Le indagini però continuano; se ci sono canali di collaborazione con gruppi camorristi o collegati alla malavita organizzata saranno i prossimi giorni a dirlo.

Per adesso quello che è stato portato alla luce è appunto il vorticoso giro di carte bancarie, con puntate anche a San Marino e nella vicina Confederazione Elvetica oltre che in Italia.

Da lì altri denari versati da una società all’altra permettevano altrettanti bonifici formalmente legittimi e impeccabili. Gli autori? Società e persone risultate evasori e paraevasori fiscali, con un associazione perfettamente oliata, riuscivano a far sparire guadagni e pagamenti, portandoli poi all’estero, magari miscelati con altri capitali.

Il tutto grazie a compravendite immobiliari. Il mattone d’oro, acquisti e trattative immediate, magari in contanti e con un silenzio complice, andavano di pari passo con cifre di comodo dichiarate nelle trattative e nei rogiti.

A capo di questa organizzazione c’erano, come si è detto, un gruppo ristrettissimo di persone tra loro imparentate e con pochi, fidatissimi congiunti, che materialmente andavano negli istituti di credito per le operazioni finanziarie. In totale sono saltati fuori 90 rapporti bancari, tra conti correnti e altre forme di deposito, che erano la base della piramide.

Possibile che tutta questa operazione, un’evasione fiscale gestita in famiglia per anni nei dettagli, sia solo il frutto di ex manovali? Persone in grado di aprire società collegate ai cantieri e di spegnerle, come fanno tutti, non appena il cantiere chiude e l’ultimo appartamento è sistemato?

Possibile che questa famiglia fatta di ex muratori diventati in breve impresari edili sia stata capace da sola di manovrare ingenti capitali tra decine di banche in Italia e all’estero? È questa la strada che stanno esplorando le indagini ancora in corso.

Saverio Cioce

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