La moschea autogestita dagli operai di Sassuolo
Il venerdì è il giorno delle orazioni collettive e del “khutba”, il sermone settimanale dell'imam pronunciato in moschea. La preghiera, il “salat”, è il secondo pilastro dell'Islam. La religione...
Il venerdì è il giorno delle orazioni collettive e del “khutba”, il sermone settimanale dell'imam pronunciato in moschea. La preghiera, il “salat”, è il secondo pilastro dell'Islam. La religione musulmana incoraggia le preghiere in congregazione soprattutto al venerdì, l'equivalente della domenica cristiana, giorno santo e di riposo nel mondo islamico. « Il Ramadan si vive di notte e le città del mondo islamico si animano dopo il tramonto. In Marocco l'atmosfera è speciale, quasi incantata: i megafoni delle moschee riproducono i richiami alla preghiera, l'”adhan”, le persone si fermano, spengono il cellulare o la radio se sono in macchina, la spiritualità pervade le strade delle città, gli orari di lavoro, delle scuole e delle università cambiano in funzione del ritmo del digiuno così come quello dei ristoranti e degli esercizi pubblici che di giorno rimangono chiusi mentre di notte restano aperti fino all'alba», spiega Hicham Ouchim presidente dell'Associazione della comunità islamica di Sassuolo “al Medina”, un operaio di 31 anni di origini marocchine, residente dal 2002 nel modenese.
A Sassuolo, il 7% della popolazione totale è di fede islamica. Nel distretto ceramico ci sono due associazioni islamiche. “Al Huda”, “la retta via” in arabo (di cui ci siamo già occupati) è una realtà che conta alcune centinaia di fedeli ma che non ha una sede fisica. Ad un paio di chilometri dal parcheggio in cui si ritrovano gli affiliati ad “al Huda” troviamo il centro “al Medina” dell'Associazione della comunità islamica di Sassuolo. Fondato nel 1993 da un gruppo di migranti nordafricani, chiuso e poi riaperto varie volte negli ultimi anni, la sala di preghiera che porta il nome della seconda città santa dell'Islam, è stata comprata dalla comunità islamica locale. Nei suoi momenti più partecipati, come al venerdì o durante il mese di Ramadan, la “moschea” al Medina riesce ad accogliere 600 fedeli. «Sono troppi per la capienza del centro perciò organizziamo dei turni all'ingresso. Non più di 200 fedeli alla volta entrano a pregare, ciò obbliga il nostro imam a dirigere sessioni di preghiera supplementari e a ripetere le prediche», spiega il vicepresidente Qasim Zahi, un uomo palestinese di mezza età residente a Sassuolo dal 1988. Questo adattamento alle situazioni ambientali particolari è un segno che l'Islam non è poi cosi rigido, se applicato da persone ragionevoli. Il centro di culto si trova in via Cavour, in fondo a una stradina di un quartiere residenziale pulito e curato. Alcuni volontari dell'associazione con la pettorina rifrangente sorvegliano che le macchine e le biciclette dei fedeli non ostruiscano la viabilità. In silenzio e in ordine, a centinaia affluiscono alla spicciolata con il tappetino di preghiera sotto al braccio e lo zuccotto islamico traforato sul capo. Molti portano le tute da lavoro e rinunciano alla pausa pranzo per recarsi a pregare: «Raccomandiamo ai nostri fedeli di non assentarsi dal lavoro durante il mese di Ramadan, di essere corretti con i datori di lavoro, di non prendere giorni di malattia», dice Ouchim. I devoti del centro al Medina sono per lo più di origini magrebine e quasi tutti sono lavoratori del settore ceramico. «La storia dell'immigrazione musulmana a Sassuolo si intreccia con lo sviluppo di queste terre che hanno dato lavoro a tanti di noi: siamo quasi tutti operai con famiglia, molti hanno figli nati nella provincia modenese», chiude Zahi. (g.j.g.)
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