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Uomo annegato nel fiume Gara d’aiuti per la famiglia

Uomo annegato nel fiume Gara d’aiuti per la famiglia

Il 44enne Abdelhadi era pienamente integrato a Vignola: «Un gran lavoratore» Il sindaco rassicura: «Una disgrazia, faremo il possibile, non saranno lasciati soli»

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VIGNOLA. Una gara di solidarietà per aiutare la famiglia di Abdelhadi Hajbi, il marocchino 44enne, lavoratore autonomo, tragicamente annegato domenica in Panaro.

Hajbi lascia la moglie e tre figli, tutti minorenni. Due lo hanno visto annegare, senza potere fare nulla per soccorrerlo.

Il sindaco di Vignola, Mauro Smeraldi, assicura che la famiglia non sarà lasciata sola: «Quanto accaduto è stata senz’altro una tragica fatalità ed esprimo alla famiglia le condoglianze da parte di tutta l’amministrazione. Non conoscevo personalmente Hajbi, ma mi hanno parlato di lui come di un grande lavoratore e di una persona ben integrata nel tessuto sociale locale. Presto contatteremo la famiglia anche perché mi risulta che ora siano rimasti con la madre tre figli minorenni. Da parte nostra, come amministrazione, cercheremo di assicurare a questa famiglia tutto il sostegno possibile».

Hajbi, che abitava in zona Vescovada, si era recato in Panaro, in fondo a via Contardo Baroni, per insegnare a pescare ai suoi figli e per cercare un po’ di refrigerio dal caldo.

Secondo una prima ricostruzione effettuata dai soccorritori e avvallata dal racconto di uno dei bambini, il 44enne si è tuffato in acqua con le scarpe e i pantaloncini per rinfrescarsi. Pochi istanti dopo, qualcosa ha cominciato ad andare storto e lo stesso Hajbi ha chiesto aiuto. Nell’immediatezza del momento, nessuno si immaginava che stesse per accadere qualche cosa di tragico.

Inizialmente, i figli avrebbero pensato che il loro papà stesse scherzando. Purtroppo, però, ben presto la scampagnata si è trasformata in tragedia e i soccorritori intervenuti sul posto (vigili del fuoco, polizia municipale e carabinieri) dopo l’allarme non hanno potuto far altro che recuperare il corpo esanime.

Questo tipo di avvenimenti, purtroppo, non sono una novità anche per la provincia di Modena.

Il precedente più recente risale a meno di un anno fa, al 4 agosto 2015. In quell’occasione, teatro della tragedia fu l'altro fiume di Modena, il Secchia, dove persero la vita tre sorelle di nove, diciotto e ventuno anni (la ventunenne morì diversi giorni dopo in ospedale, dopo avere tentato invano di salvare le altre due).

In tutto il territorio dell'Emilia-Romagna non esistono acque interne individuate come acque destinate alla balneazione: sui fiumi e i laghi della regione non viene effettuato il monitoraggio per la tutela della salute dei bagnanti, quindi è assolutamente vietato fare il bagno in laghi o fiumi del territorio regionale.

Marco Pederzoli

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