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Cellulari e pc più leggeri? Il futuro passa da Modena

di Saverio Cioce
Cellulari e pc più leggeri? Il futuro passa da Modena

Il Miur finanzia uno studio del nostro ateneo che punta a ridurre la dispersione del calore con materiali innovativi: 900mila euro per scrivere la storia

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Cellulari e computer dieci volte più potenti, ma anche più leggeri, affidabili e in grado di operare con software capaci di facoltà che ora siamo in grado soltanto di immaginare.

Il futuro prossimo di questi oggetti diventati indispensabili si misura in una manciata d’anni. Giusto il tempo, per un’equìpe di ricercatori modenesi di matematica della nostra università, di portare a termine i loro calcoli e le ricerche in cui sono impegnati dal 2012. Per questo, fatto quasi unico oltre che raro, gli specialisti modenesi hanno ottenuto un finanziamento di quasi un milione; per l’esattezza 900 mila euro di cui 600 mila a Modena, ateneo capofila, e il resto a Bologna. Per capire le ricadute nella vita quotidiana di questo viaggio nella tecnologia d’avanguardia partito dall’università di Modena è opportuno parlare con il coordinatore di questi studi. Cristian Giardinà, 44 anni, marchigiano d’origine, è ormai di casa in via campi dove ha sede la facoltà di Matematica. Numeri piccoli, quanto a iscritti, ma è da queste aule dove il talento conta quanto il foglio di carta e la matita su cui si costruiscono gli algoritmi che escono i progetti destinati a cambiare la vita quotidiana.

Professore, ammetterà che il titolo della vostra ricerca, finanziata dal ministero, è di difficile comprensione per il pubblico. Come tradurre “Sistemi di particelle interagenti e processi stocastici”?

«Guardiamo la questione dal punto di vista pratico. Le ricerche sul grafene sono di assoluta importanza a livello europeo. La materia prima, il carbonio, è molto facile da reperire in natura, dal carbone da stufa alla grafite delle matite. Ha anche una caratteristica unica che lo rende eccezionale: ha la stessa conducibilità del diamante ma è malleabile come la plastica».

Quindi, in via di principio, nei telefonini e nei computer potrebbe sostituire a breve materiali rari e preziosi che oggi si vanno a prendere in Africa e che scatenano guerre sanguinose per il monopolio

«È così. Naturalmente dalla ricerca di base si deve arrivare a quella applicata e al prodotto vero e proprio».

I vantaggi?

«Una riduzione del 10% di peso e delle dimensioni di quei componenti. Una formidabile dissipazione termica, molto superiore a quella attuale. E una potenza dieci volte superiore».

Cosa c’entrate voi con la ricerca matematica?

«Si mette in discussione il teorema di Fourier del 1822. Noi elaboriamo i modelli in base ai quali certi fenomeni potrebbero e dovrebbero avvenire, poi si tratta di tradurre in pratica, sperimentalmente, le nostre ipotesi. E questo riguarda gli ingegneri».

Quasi come in astronomia, con i calcoli sulle orbite celesti che hanno ipotizzato in anticipo la presenza di pianeti

«Più o meno. Ma anche in fisica e in matematica gli studi hanno dimostrato la fattibilità di processi e metodi che sono stati dimostrati in pratica tempo dopo, quando la tecnologia ci è potuta arrivare».

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