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Il regista Stefano Té e Modena:«Dal mercato al borgo Paganine amo i luoghi della condivisione»

Stefano Tè
Il regista Stefano Té e Modena:«Dal mercato al borgo Paganine amo i luoghi della condivisione»

l regista e direttore artistico del Teatro dei Venti di Modena, Stefano Tè, racconta la città vista da un napoletano come lui, che è arrivato in Emilia a 16 anni e non l’ha più lasciata. Ora di anni ne ha 38 e ricorda i primi luoghi che lo hanno accolto.

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l regista e direttore artistico del Teatro dei Venti di Modena, Stefano Tè, racconta la città vista da un napoletano come lui, che è arrivato in Emilia a 16 anni e non l’ha più lasciata. Ora di anni ne ha 38 e ricorda i primi luoghi che lo hanno accolto.
 

1) Biblioteca Delfini. Il primo luogo che mi ha accolto quando sono arrivato a Modena, dove ho visto film, ho ascoltato musica, ho incontrato “calore”.

2) San Pietro. Nel cortile adiacente alla chiesa mi sono sentito “immigrato”, c’erano tanti ragazzi dalla Puglia, dalla Calabria. Lì mi sono reso conto di essere un sedicenne proveniente dal Sud che viveva in una città del Nord.

3) Sacrario Partigiano. Il monumento alla memoria della Resistenza. Un luogo commovente, non solo per quello che è successo a queste persone ma anche per come è nato. Chi stava vivendo quel dolore ha voluto dedicare ai morti questo monumento. Una reazione forte che è rimasta ancora nel tempo.

4) Galleria Estense. Qui incontro una bellezza che mi porta in altri ambiti, sia fisicamente che mentalmente. Sempre una bella esperienza.

5) Mercato Albinelli. Una delle mie prime esperienze con la visione comunitaria che Modena e l’Emilia possiedono, qui si può assaporare questa idea di socializzazione e partecipazione. Ascoltavo il vociare, mi facevo trasportare dagli odori, mi piaceva vedere le persone anziane chiacchierare senza fretta.

6) Duomo di Modena. Io non so ancora quale sia il mio rapporto con la fede, però ci sono dei luoghi dove io ritrovo un senso di spiritualità. Vivo all’interno del Duomo un’emozione da esposizione al rito. È un luogo molto importante.

7) Piazza Pomposa. Ho vissuto qui per alcuni anni, un luogo dove riesci a vivere Modena sotto l’aspetto della condivisione, senti il sapore dei mercati, mi piace pensarlo come luogo di scambio.

8) Cippo dei Caduti delle ex fonderie. Qui il 9 gennaio 1950 durante uno sciopero morirono sei lavoratori per mano della polizia. Simboleggia la Modena vissuta dall’esterno. Ogni volta che passo di lì non posso fare a meno di pensare a quel luogo.

9) Borgo antico Paganine. Qui ho assaporato l’idea di condivisione, salutare il vicino, qui si andavano a rifugiare i partigiani e tuttora qui vivi questa identità comunitaria. Qui potevo lasciare mia figlia a giocare con altri bambini perché era una comunità dove ci si conosceva tutti.

10) Parchetto San Giovanni Bosco. Ormai sono quattro anni che portiamo avanti il festival Trasparenze proprio in questo luogo. Una comunità che sfocia in teatro, cultura e arte. È un posto che farà sempre parte del mio cuore».

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