Gazzetta di Modena

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L’ufficio dell’ex sindaco come luogo d’affari

di Daniele Montanari
L’ufficio dell’ex sindaco come luogo d’affari

Serramazzoni. È quanto emerso nell’udienza del processo sugli appalti che coinvolgono anche Ralenti

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SERRAMAZZONI. L'ufficio del sindaco come luogo d'affari. È quanto emerso nell'ultima udienza del processo sugli appalti di Serra che ha portato nel 2012 agli arresti dell'operazione Teseo della Finanza e all'allarme 'ndrangheta. Una decina gli imputati, tra cui l'ex sindaco Luigi Ralenti e l'ex soggiornante obbligato Rocco Antonio Baglio. Stavolta si è approfondito la vicenda della compravendita di un vecchio rustico a Montagnana, località Monte Salino. Il bene di proprietà della famiglia Guaitoli interessava all'imprenditore Giordano Galli Gibertini (anche lui imputato), che a sua volta intendeva cederlo alla Unione Group della famiglia Baglio, che avrebbe provveduto alla ristrutturazione. Secondo l'accusa, non senza benefici per l'ex sindaco, nei cui confronti l'Unione Group avrebbe fatto figurare il versamento di 80mila euro per l'acquisto di un appartamento da 85 metri del complesso che sarebbe sorto senza aver mai ricevuto i soldi. L'accusa di corruzione insomma per Ralenti, che in cambio secondo gli inquirenti avrebbe pilotato nel 2008 gli appalti per la ristrutturazione delle scuole e dello stadio a favore della Unione Group. Nella sua deposizione, Andrea Guaitoli (che seguiva per la madre la cessione del rustico) ha riferito che nel marzo 2008 si ritrovarono nell'ufficio del sindaco per trattare l'affare: "Eravamo io, Gibertini, Ralenti, Rocco Baglio e suo figlio Michele – ha ricordato – e in quell'occasione ci fu il passaggio di 100mila euro dalla Unione Group a Gibertini". Soldi che, quando la compravendita poi fallì, Gibertini non riuscì a restituire alla Unione Group, facendo scattare, secondo l'accusa, minacce e ritorsioni. Ma l'affare Monte Salino fa pensare anche per un altro aspetto. E' emerso infatti che prima dell'incontro in municipio il rustico, nonostante fosse mezzo diroccato e senza utenze, era abitato da Paolo Guaitoli, ingegnere mancato bizzarro di carattere che si era isolato lì e non voleva andar via, nonostante il fratello Andrea gli avesse preparato una casa sull'Estense. Lo stesso Ralenti risulta firmatario il 5 novembre 2007 di un trattamento sanitario obbligatorio verso di lui che ha portato al suo prelevamento a forza da casa e al ricovero in strutture sanitarie da cui non è più uscito. I servizi sociali del Comune, che lo seguivano portandogli viveri, hanno riferito che era dimagrito e spaventato, perché si sentiva minacciato da Gibertini, ritenendo che volesse prendergli la casa. "Da quel momento ho rotto con Gibertini – ha detto Andrea Guaitoli – perché lui era amico di Ralenti e sapeva quello che avrebbe fatto. Ma non mi ha detto nulla. Stavo convincendo mio fratello a trasferirsi, sarebbe stato bene nella sua nuova casa. E non mi dicano che c'era urgenza di portarlo via perché il rustico era pericolante: era da dieci anni così». Il pm Claudia Natalini ha sottolineato che l'ordinanza di inagibilità firmata dallo stesso Ralenti il 14 novembre 2007 venne revocata il 27 marzo 2008 “senza alcun controllo sullo stabile”.

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