Modena, il Ramadan finisce in festa con l’acqua della Mecca
Migliaia di persone si sono ritrovate anche ieri in città e in provincia per pregare e concludere con banchetti e riflessioni: «Chi compie violenze non è musulmano»
MODENA. Si è concluso ieri il Ramadan, mese sacro dei musulmani con la grande festa di rottura del digiuno: l’Eid el Fitr. Una ricorrenza molto sentita nel mondo islamico, celebrata a Modena e provincia dagli oltre 30mila residenti di fede musulmana che orbitano intorno alle dodici sale di culto presenti sul territorio di cui quattro si trovano in città. Come ogni anno ai musulmani è stato concesso di riunirsi nella Polivalente Gino Pini. Dalle 8.15 gli spazi della Polivalente hanno cominciato a riempirsi di devoti. I musulmani sono arrivati in autobus, in macchina, in bicicletta, a piedi.
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Davanti all’entrata sostavano alcuni venditori ambulanti in babbucce, con il viso bruciato dal sole. Le fragranze e i profumi di menta fresca, di limoni, di gelsomini riempivano l’aria. Erano in vendita anche bottiglie da mezzo litro con “acqua santa della Mecca” e la chabakia, i tradizionali dolcetti marocchini al miele con semini di sesamo preparati per le ricorrenze più speciali. A pochi passi, un altro banchetto offriva latte e datteri ai praticanti. Fuori dalla palestra, fedeli originari dal Magreb e dai Balcani, dal Pakistan e dall'Africa nera si sono ritrovati in un clima di giubilo e di entusiasmo, baciandosi, scambiandosi doni e perdendosi in calorosi salamelecchi.
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Ciascun osservante portava gli abiti della propria cultura particolare. Le donne portavano quasi tutte l'hijab, pochissime vestivano il niqab, il velo integrale di colore nero che lascia scoperto solo gli occhi. Una tenda divisoria separava le donne dagli uomini. A fianco degli hijab castigati delle donne maghrebine con le mani dipinte di henné, c’erano i kounkhité, i foulard dai colori vivaci delle donne dell'Africa nera; vicino ai kamis e ai fez marocchini, c’erano i bazin gouba della Guinea e “il miglior vestito” di una comunità multietnica in festa.
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A guidare le orazioni solenni c’era Mohamed Raoui, l'imam della moschea “Al Rahman” di via delle Suore, la principale e più longeva associazione islamica della città. Le celebrazioni si sono aperte con la litania “Allahu akbar, la ilaha illallah”, “Dio è grande, non c'é Dio al di fuori di Allah”, ripetuta fino a quando tutti i fedeli si sono schierati in fila, spalla contro spalla, piede contro piede, uniti in preghiera e in uguaglianza davanti ad Allah. Fra i musulmani circolavano i volontari della moschea “al Rahman” intenti a raccogliere lo Zakat el Fitr, l'elemosina di fine Ramadan versata dai devoti affinché «nessuno sia costretto a chiedere la carità in questo giorno santo, così che tutti possano celebrare la fine del digiuno canonico in dignità», spiega il portavoce della moschea di via delle Suore Driss Wagueg. «Quest'anno il meteo ci ha aiutato, le temperature miti e le giornate ventilate hanno facilitato il nostro digiuno, anche se gli ultimi giorni sono sempre i più duri», spiega Lazar, un uomo di origine marocchine accompagnato dai figli.
L'imam ha ricordato tutte le vittime del terrorismo e condannato i recenti attacchi nel sub-continente indiano: «Porgiamo le nostre condoglianze a tutto il popolo italiano per i morti di Dacca, con queste atrocità i terroristi vogliono raggiungere una visibilità diabolica. Ma il fatto che si commettano tali efferratezze durante il mese sacro di Ramadan è la dimostrazione che questi assassini non sono musulmani»,
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Contemporaneamente, in via del Portogallo, dove sorge la seconda associazione islamica per dimensioni della città, la Casa della Saggezza, della Misericordia e della Convivenza, diverse centinaia di osservanti sono accorsi per le orazioni solenni condotte dall'imam Khalid Attawil. In serata quasi tutti i centri del territorio hanno organizzato raduni e cene comunitarie.
«E' un momento di grande felicità per le comunità islamiche di Modena. Il mese di Ramadan è anticonsumistico per eccellenza: si tratta di liberarsi dalle dipendenze artefatte e amplificate dalla società dei consumi, di autocontrollarsi e distaccarsi per diventare indipendenti e liberi al di là dei bisogni superficiali per volgersi ai bisogni reali, elementari, dei poveri e bisognosi», dice Adil Laamane, presidente della Casa della Saggezza.
Nella “grande moschea” turca, l'Ulu Cami di via Munari, a due passi dalla stazione ferroviaria, erano in centinaia a celebrare l'Eid el Fitr: «Purtroppo neanche il sacro mese del digiuno riesce a fermare la violenza, il nostro imam, Ismail Sofoglù, ha ricordato le vittime di Istanbul, noi turchi abbiamo vissuto con grande apprensione questi attacchi perché in molti sono tornati per le ferie in Turchia e l'aeroporto internazionale Ataturk è uno scalo obbligato», racconta Ozgur Ozcan, dirigente dell'Ulu Cami.
E' stata una giornata di festa anche nel parcheggio di via Regina Pacis di Sassuolo: «Questo Ramadan deve essere l'occasione per ribadire ancora una volta e con forza che l'Islam non è una religione ostile ai non musulmani, è deprimente e mortificante essere sistematicamente associati al terrorismo, allo stesso tempo questo mese ci infonde coraggio e grande fiducia per il futuro», dichiara un esponente di al Huda.
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