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Modena e scuole d’infanzia, un asilo su due non passa l’esame

di Chiara Bazzani
Modena e scuole d’infanzia, un asilo su due non passa l’esame

Il primo fattore è quello della relazione tra educatore e bambino, influisce molto anche la continuità didattica

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MODENA. Sulla base di una ricerca realizzata dalla Scuola di Dottorato e Scienze Umanistiche dell'Università di Modena e Reggio Emilia, sono emersi quattro profili di valutazione della qualità educativa delle scuole d'infanzia della provincia di Modena da cui risulta che il 50% delle scuole rientra in un livello medio alto di punteggio, mentre il restante 50% presenta delle criticità sotto diversi aspetti.

Il campione è stato di 20 scuole del territorio, scelto sulla base del posizionamento sul territorio, degli enti gestori (scuole statali, comunali e private convenzionate), e sul modello organizzativo.

La ricerca è stata condotta dalla dottoressa Antonella Pugnaghi con la supervisione del prof. Antonio Gariboldi, docente di Didattica generale e Pedagogia speciale all'Unimore. L'aspetto più innovativo riguardava la dimensione qualitativa della relazione educativa attraverso uno strumento di valutazione di origine statunitense, il Class (Classroom Assesment Scoring System).

Si tratta di una metodologia ideata da un gruppo di ricercatori della University of Virginia, usata per la prima volta in Italia, ma ampiamente diffusa in ambito internazionale, in grado di documentare un aspetto difficile da definire, quello relazionale, considerato cruciale nei percorsi di apprendimento.

«Il quadro teorico che sostiene questa metodologia si basa sull'idea che il contesto intersoggettivo sia fondamentale nei percorsi di apprendimento e dunque la relazione sia un "motore di conoscenza" capace di facilitare o ridurre la motivazione del bambino ad imparare - ha spiegato la dott.ssa Pugnaghi - Lo strumento Class si basa sullo studio dei processi di interazione che avvengono nei contesti scolastici tra educatori e bambini, e si misura incrociando tre diversi domini relazionali: il Supporto Emotivo, l'Organizzazione della classe, e il Supporto Didattico».

L'indagine prevedeva due giornate consecutive per ogni scuola. Con la valutazione della dimensione organizzative, cioè i tempi e gli spazi delle attività, e la videoregistrazione di tutti i momenti della giornata. Dall'analisi sono emersi quattro livelli di valutazione da cui si evince che i livelli con qualità relazionale più elevata sono correlati a un maggior numero di formazione annuale, un maggior numero di compresenza giornaliera e una minor percentuale di turn over nel team docente.

In particolare i parametri sono il clima sociale collaborativo e coinvolgente per il profilo A (6 scuole) con conduzione democratica del gruppo dove prevale la mediazione da parte dell'adulto delle esigenze del bambino e possibilità offerte dall'ambiente, e scambi comunicativi formativi tra bambini e adulti. Clima collaborativo per il profilo B (4 scuole), con disomogeneità nel seguire l'iniziativa dei bambini, e scambi comunicativi non sempre dialogici ma alternati a momenti autoritari monologici.

Clima sociale con alcuni episodi di conflittualità per il profilo C (8 scuole), disomogeneità nel seguire l'iniziativa dei bambini, prevalenza di sequenze monologiche rivolte ai bambini con domande chiuse che non prevedono un potenziale allargamento del discorso.

Infine, clima di conflittualità e disattenzione per il profilo D (2 scuole) con una conduzione autoritaria e diretta del gruppo da parte dei docenti e scambi monologici nelle conversazioni. La ricerca è stata triennale dal 2011 al 2013, e i risultati sono stati presentati a un convegno internazionale, pubblicati su una rivista tra le più importanti in ambito italiano sulla pedagogia, infine sono confluiti nel volume “Relazione educativa e organizzazione di contesto” (Edizioni Junior).

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